L’assurda settimana delle rimonte impossibili

L’assurda settimana delle rimonte impossibili

Ecco perché molti allenatori fanno del ‘non mollare mai’ la loro filosofia di gioco: nel calcio non ci si deve mai sentire al sicuro. Questa settimana ci ha regalato ben tre esempi che confermano questa teoria.

di Redazione Il Posticipo

Una rimonta è quanto di più terribile possa accadere ad una squadra che la subisce e quanto di più meritatamente paradisiaco possa verificarsi negli animi di chi la realizza. Quello di cui parliamo è uno sport abbastanza semplice dove, come recitava quel famosissimo monologo, “si combatte per un centimetro”. Perché effettivamente la differenza tra la vittoria e la sconfitta sta proprio lì: nelle battaglie vinte e perse su ogni singola palla contesa. Negli ultimi anni abbiamo avuto non troppi esempi ma clamorosi: la famosa decima del Real (1-0 dell’Atletico fino al ’93 con 4-1 finale), la sventurata doppia rimonta in Europa League della Roma contro il Bayer Leverkusen (2-0 Bayer, 2-4 Roma e 4-4 finale) e la remuntada del Barça sul PSG (seppur in due fasi, sconfitta per 4-0 e vittoria per 6-1). Nel corso della settimana abbiamo assistito a tre episodi altrettanto clamorosi.

SIVIGLIA-LIVERPOOL (da 0-3 a 3-3)

Dopo il pari di Anfield dello scorso 13 settembre gli inglesi partono forte con il goal di Firmino sugli sviluppi del corner battuto da Coutinho e dopo venti minuti su un’azione fotocopia segna Mané. Poi, tanto per rompere la monotonia, lo stesso Mané si lancia in un’azione personale e propizia la seconda doppietta europea di Firmino. A quel punto i ragazzi di Klopp, sul 3-0 in trasferta al trentesimo, dopo il quasi-4-0 di Salah tirano i remi in barca. Errore! Perché il Siviglia non molla di un centimetro e gioca con la determinazione di chi è sotto, ma con la lucidità di chi è appena sceso in campo. Finito il primo tempo i biancorossi si riorganizzano e tra il 51’ e il 60’ Ben Yedder ne fa due. Poi, dopo due occasioni per chiudere il match fallite dal Liverpool, ci pensa l’argentino Pizarro a pareggiare i conti al 93’. Una bella beffa per i Reds, che tra l’altro di rimonte del genere in Champions League se ne intendono!

EMPOLI-FROSINONE (da 0-3 a 3-3)

Su Empoli-Frosinone c’è poco da dire, giusto qualche parola. Una di queste è Ciano, il colore assunto dalle facce dei tifosi di casa (a fare pendant con la maglia del club), nonché l’autore di una quasi tripletta per il Frosinone nei primi 33 minuti (due gol e un miracolo del portiere toscano). Quella successiva è eurogol, perfetta per descrivere la rete realizzata da Federico Dionisi con un missile terra-aria da fuori area al minuto 47. L’altro termine, l’ultimo, è blackout, quello che colpisce improvvisamente i ciociari che incassano prima uno sfortunato autogol di Bardi e poi. praticamente in fotocopia, la doppietta di Caputo, che sigilla la rimonta e porta i toscani a -1 dai laziali nella classifica di B.

BORUSSIA DORTMUND-SCHALKE 04 (da 4-0 a 4-4)

Ma nel derby della Ruhr il destino ha davvero esagerato. Perché se parliamo di una partita che vale l’egemonia calcistica nella regione, il match conta anche e soprattutto per una classifica che vede lo Schalke davanti ai cugini di tre punti,  a -2 dalla rivelazione Lipsia e a cinque lunghezze dal Bayern capolista. Il Borussia era passato in vantaggio nei primi minuti della gara e già al 24’ era sul 4-0 con una perla di Guerreiro. E la risposta dello Schalke? Fino al 60’ la sorte dei blu di Gelsenkirchen sembrava segnata, ma nella mezz’ora finale sono arrivate tre reti, un’espulsione per Aubameyang e il goal di Naldo in zona Cesarini. Altro che sfottò, un risultato del genere è una specie di dichiarazione di guerra per il ritorno.

La rimonta è sempre dietro l’angolo

E la morale qual è? Che gli allenatori che vediamo imbestialirsi con i loro ragazzi per un passaggio non perfetto, nonostante stra-controllino una partita, hanno ragione da vendere. Il calcio è uno sport cinico, le rimonte esistono e questa settimana ci insegna che non sono così poi rare. La durata della partita deve necessariamente equivalere ai minuti di attenzione dei ventidue uomini in campo. Perché basta veramente poco per avere qualcosa di cui pentirsi.

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