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Sotto ‘inchiesta’ per le opere di bene, Rashford si arrabbia: “Perché non possiamo fare la cosa giusta?”

LONDON, ENGLAND - JULY 11: Marcus Rashford of England looks dejected after hitting the post in their team's third penalty as Gianluigi Donnarumma of Italy celebrates in a penalty shoot out during the UEFA Euro 2020 Championship Final between Italy and England at Wembley Stadium on July 11, 2021 in London, England. (Photo by Andy Rain - Pool/Getty Images)

L'esterno offensivo del Manchester United e della nazionale inglese Marcus Rashford è sempre impegnato in opere benefiche sulle quali il mensile The Spectator... fa le pulci. Il ragazzo risponde seccato su Twitter.

Redazione Il Posticipo

A pensar male si fa peccato ma a volte ci si indovina" è un detto che si impara molto presto nella vita. I detti, però, vanno intesi letteralmente, però. In questo caso, infatti, nella frase è presente un "a volte". Ignorando questo costrutto, si finisce per vivere in un contesto piuttosto paranoico, in una cultura del sospetto che in fondo non fa bene a nessuno. Lo sa bene l'esterno offensivo del Manchester United e della nazionale inglese Marcus Rashford, sempre impegnato in opere benefiche sulle quali il mensile The Spectator... fa le pulci. Il ragazzo risponde su Twitter.

L'INDAGINE - The Spectator è un mensile inglese di lunghissima tradizione fondato nel 1828 con un taglio perlopiù irriverente. La testata ha anticipato che pubblicherà un articolo proprio sul giocatore inglese e che farà le pulci sulle sue opere benefiche andando a indagare quanto il ragazzo ci guadagni in visibilità. Le campagne promosse e ideate dal giocatore hanno riscosso un enorme successo e lo hanno fatto spesso scontrare addirittura con il premier Boris Johnson. Questa inchiesta giornalistica, però, non va giù al ragazzo che twitta una risposta seccata all'articolo del mensile inglese. "Ho appena saputo che domani lo Spectator scriverà una storia su di me su quanto io abbia tratto un beneficio commerciale negli ultimi 18 mesi".

 (Photo by Sascha Steinbach/Pool via Getty Images)

LA RISPOSTA - Insomma, Rashford viene accusato di fare del bene per guadagnarci."Per chiarire, non ho 'bisogno' di fare partnership con i vari marchi. Lo faccio perché voglio dare seguito al lavoro che faccio fuori dal campo e la maggior parte di qualsiasi corrispettivo io riceva contribuisce a quello. La scorsa estate, 1,3 milioni di bambini hanno avuto accesso al supporto alimentare grazie al mio rapporto con Burberry. I bambini ora hanno un posto sicuro dove andare dopo la scuola ed essere nutriti. Dopo l'investimento di novembre, i bambini vulnerabili hanno un posto sicuro dove andare per le loro vacanze estive e grazie al mio rapporto con MacMillian hanno un libro che possono definire 'loro'. Ho un appeal commerciale maggiore dopo ciò? Ne sono certo. Ma sono anche un giocatore del Manchester United e dell'Inghilterra. Perché deve esserci sempre un movente? Perché non possiamo fare la cosa giusta e basta?". Come se non bastassero gli insulti razzisti dopo aver sbagliato il rigore in finale contro l'Italia, a Rashford mancava solo questo: doversi giustificare per le opere di bene.