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Raiola: “Ibra dà tanto e pretende tutto. Paolo Rossi mi ha reso orgoglioso di essere italiano in Olanda”

 (Photo by Bongarts/Getty Images)

L'agente era ospite alla cerimonia del golden boy 2020.

Redazione Il Posticipo

Mino Raiola era presente alla presentazione del premio Golden Boy 2020. Un'occasione per parlare dei giovani ma anche e soprattutto di Ibrahimovic. Le parole dell'agente sono state riportate da Sky Sport. 

IBRAHIMOVIC - Il manager non si è sbilanciato né sul rinnovo di contratto di Ibrahimovic limitandosi a dipingerne il lato personale. "Non è così duro come sembra, anzi lo è molto meno. Ha un cuore tenero. Forse non con me ma con gli altri sì". Il loro è un rapporto abbastanza particolare. Stima reciproca ma anche un continuo spronarsi. "Ci teniamo sulla corda a vicenda. Zlatan, come dice chi giustamente chi ha giocato con lui, ha questa caratteristica. Pretende sempre il massimo. E quello che fa con i compagni di squadra lo ricalca anche nella vita di tutti i giorni. Vuole sempre il meglio da chiunque e in cambio dà sempre il massimo". Al netto delle pretese, dunque, si può anche andarci d'accordo. "Ibra, in generale, non ha mezze misure.  O ti ama o ti odia. Ci sono stati probabilmente dei momenti in cui mi ha anche odiato ma l'abbiamo superata".

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

ROSSI - C'è spazio anche per un ricordo di  Paolo Rossi, associato ovviamente alla vittoria del mondiale 1982. A quei tempi la famiglia Raiola era in Olanda ed ha vissuto quella estate con una gioia ancora più grande. "Ricordo che in quel periodo l'Italia, non solo dal punto di vista calcistico, era messa in discussione come paese. Ad ogni torneo internazionale speravo in primis che l'Olanda non vincesse, perché a scuola ci avrebbero massacrato. E poi speravo ovviamente in un successo dell'Italia". Anche perché in Olanda negli anni '80 il calcio all'italiana non era amatissimo. "Era vissuto come una blasfemia. La vittoria di quel mondiale ci ha dato la soddisfazione e l'orgoglio di sentirsi italiani. Io e la mia famiglia siamo finiti sul De Telegraaf mentre festeggiavamo la vittoria in coppa del Mondo. Specialmente per noi emigrati è stato un evento di grande gioia. Vincere un mondiale, per chi vive lontano dal paese d'origine rappresenta moltissimo. Aiuta a superare le difficoltà della quotidianità e superare gli inevitabili momenti difficili di chi vive lontano da casa"

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