PSG: il Parco dei Principi cerca nome, ma… deve piacere anche al comune!

PSG: il Parco dei Principi cerca nome, ma… deve piacere anche al comune!

Visto che anche gli sceicchi non disdegnano le entrate economiche, soprattutto in regime di Fair Play Finanziario, meglio cercare di ricavare qualcosa dall’impianto. Il modo migliore? Quello di vendere i naming rights, ovvero il diritto di dare il proprio nome alla struttura. A patto che il comune sia d’accordo…

di Redazione Il Posticipo

Il Parco dei Principi…cerca nome. Già, perchè i principi in Francia non ci sono più da un bel po’ e la proprietà dell’impianto è del comune di Parigi. Che a sua volta l’ha dato in concessione trentennale (2013-43) proprio al club di Al-Khelaifi. E visto che anche gli sceicchi non disdegnano le entrate economiche, soprattutto in regime di Fair Play Finanziario, meglio cercare di ricavare qualcosa anche dall’impianto. Oltre, ovviamente, ai biglietti che i tifosi pagano per vedere Neymar, Mbappè e Icardi. Il modo migliore? Quello di vendere i naming rights, ovvero il diritto di dare il proprio nome alla struttura. A patto che il comune sia d’accordo.

RICERCA DI SPONSOR – Come spiega Le Parisien, sono cominciate le ricerche per uno sponsor che possa dare al Parco dei Principi un…secondo nome altisonante e che sia anche apprezzato dalla giunta della capitale francese. Non è ancora chiaro quanto pagherebbe il fortunato marchio per questo privilegio, che non si estenderà solamente all’impianto in cui gioca il PSG, ma anche al nuovo centro sportivo che la società transalpina sta costruendo. Considerando che l’Allianz Stadium, secondo Calcio e Finanza, porta 3 milioni di euro alla Juventus con il nome, mentre il Bayern ne incassa 6 dalla stessa compagnia, potrebbe sembrare una cifra irrisoria.Ma questi dati si riferiscono a quando gli accordi sono stati firmati, mentre un nuovo studio di Duff&Phelps spiega che il valore attuale del nome del Parco dei Principi si aggira sui 13 milioni all’anno.

DIRITTO DI VETO – Nulla rispetto alle possibilità di Real e Barça, che mettendo all’asta il nome di Bernabeu e Camp Nou potrebbero ottenerne oltre trenta, ma sempre meglio di niente. L’importante però è che lo sponsor, qualsiasi sia la cifra pattuita, sia di gradimento della municipalità. L’accordo di leasing del 2013 prevede infatti che in caso di cessione dei naming rights, il comune abbia il diritto di veto, potendo decidere di scartare unilateralmente le proposte “non adeguate all’immagine di Parigi”. Un modo come un altro per far alzare le offerte? Possibile, dato che le casse comunali guadagneranno il 3% di quanto incasserà il PSG. Quindi qualche “no” strategico…può far comodo a entrambi!

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