Professor Ledesma: “Alleno all’Università. De Rossi al Boca mi ha sorpreso. Pioli al Milan può dare la scossa ma…”

Professor Ledesma: “Alleno all’Università. De Rossi al Boca mi ha sorpreso. Pioli al Milan può dare la scossa ma…”

Argentino di nascita, italiano nel cuore. Cristian Daniel Ledesma è arrivato nel nostro Paese quando non era ancora maggiorenne e ci ha messo poco a prendersi prima il Lecce e poi la Lazio. L’ex capitano biancoceleste si è ritirato da qualche mese, ma ha già le idee chiarissime per la sua seconda vita

di Simone Lo Giudice

Don’t cry for me Argentina

Cristian Daniel Ledesma è nato per dettare i tempi: in campo lo faceva come pochi e non ha smesso di farlo oggi che il calcio giocato è alle spalle. L’amore tra l’ex centrocampista e il nostro Paese è scoccato quando non aveva compiuto nemmeno diciotto anni: il ragazzo cresciuto nel Boca Juniors ha trovato a Lecce la dimensione giusta per crescere e aspettare che arrivasse il momento giusto per fare il grande salto. Cinque stagioni in Puglia e quasi il doppio nel Lazio, o meglio nella Lazio dove è arrivato in punta di piedi conquistando presto la fiducia di tutto l’ambiente, la fascia da capitano e la Coppa Italia nel 2008-09 e nel 2012-13, quando si è portato a casa il trofeo dopo aver vinto il derby della Capitale. Ledesma si sente italiano al 100% e ha deciso che il suo futuro sarà nel nostro Paese. Tutte le strade portano a Roma: il proverbio vale per l’ex giocatore che ha cominciato la sua seconda vita tra banchi e pallone.

Cristian, come è stato smettere di giocare?

La botta non è ancora arrivata e non so se arriverà. Non so che cosa aspettarmi. Per adesso sono tranquillissimo: sto vivendo bene questo momento. Mi sono ritirato perché non riuscivo più a fare in campo quello che facevo una volta.

Lo scorso anno lei ha giocato col Pro Piacenza escluso per problemi societari dalla Serie C a stagione in corso: che ricorda di quell’esperienza?

È stato brutto, ma mi dispiace soprattutto per il magazziniere che si ritrova a 66 anni senza lavoro. Non mi sembra corretto che a lamentarmi sia io. Ci sono persone avanti con l’età che da un giorno all’altro si sono ritrovate a spasso. Chi lavora in queste società non è tutelato. E in Italia ci si permette di prendere possesso di una squadra che ha un seguito più o meno grande e di macchiarne la storia.

Si era mai imbattuto in una situazione simile?


No, mai. Avevo firmato un contratto di 2 anni da giocatore, poi avrei fatto il dirigente. Mi interessava l’idea di poter lavorare col loro settore giovanile. Sarei stato uomo immagine della società: il mio ruolo andava oltre il campo, ma non è finita bene. Chi dirige il calcio dovrebbe chiedere garanzie che vanno oltre 2 o 3 anni. Quando qualcuno prende in mano una società deve pensare che dietro ci sono tanti tifosi e gente che ci lavora: c’è una storia da rispettare. Se una persona vuole portare avanti una società deve dimostrare di avere i mezzi per poterlo fare.

 

 

Che cosa ha significato per lei il Boca Juniors? Come giudica la scelta di De Rossi volato in Argentina dopo la Roma?
Nei due anni e mezzo al Boca è cresciuto il mio bagaglio tecnico e tattico: il loro settore giovanile mi ha dato tutto, è stato la mia Università del calcio. La scelta di De Rossi mi ha sorpreso: dopo aver lasciato la Lazio io sono andato in Brasile e non mi sono trovato bene perché ho capito che cosa significa ritornare in Sud America dopo tanti anni in Europa. Non c’è solo un altro modo di vivere il calcio, è una realtà  più difficile. Finché sei un giocatore vai nei posti migliori. Per quanto io ami il mio Paese, non considero l’Argentina un posto tranquillo in cui poter vivere.

Dopo il Boca lei è arrivato in Italia al Lecce: che cosa ricorda della sua esperienza in Salento?
È stata una tappa bellissima della mia carriera: a Lecce sono cresciuto come calciatore e come uomo, lì ho conosciuto mia moglie e sono nati i miei due figli. Al Lecce poi ho cominciato la mia carriera da professionista: auguro ai giovani di trovare un posto simile nella loro prima esperienza nel calcio che conta. Lecce è stato il posto ideale per me. Devo tantissimo alla società e spero di aver lasciato un bel ricordo.

 

Si aspettava che il Lecce sarebbe partito così bene quest’anno? Che tecnico è Liverani?
La società mi ha sorpreso in positivo perché non è facile restare competitivi cambiando così tanto: lo aveva già fatto nel passaggio dalla Serie C alla B mandando via alcuni giocatori che avevano conquistato la Promozione. Non è facile mettere da parte chi ti ha dato tanto. Non penso che la società stia facendo passi più lunghi della gamba. Ho avuto Liverani alla Ternana per 6 mesi e ci siamo trovati benissimo: penso che possa diventare un grande allenatore.

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