Premier League, per la ripartenza si pensa a…partite ridotte: “Si potrebbe giocare meno dei classici due tempi da 45 minuti”

La Premier League ha messo in chiaro che l’intenzione è quella di portare a termine la stagione, anche giocando una volta ogni due o tre giorni. Bisogna però capire cosa ne pensano i protagonisti. Gordon Taylor, presidente della PFA, spiega che il futuro è abbastanza nebuloso. E che potrebbero esserci sorprese inattese…

di Redazione Il Posticipo

La Premier League, con il suo Project Restart, ha messo in chiaro che l’intenzione è quella di portare a termine la stagione, anche giocando una volta ogni due o tre giorni. Bisogna però capire cosa ne pensano i protagonisti. Al riguardo, Gordon Taylor, presidente della PFA (l’Assocalciatori inglese), spiega in un’intervista a BBC Radio 4 che il futuro è abbastanza nebuloso. E che per far sì che si riprenda a giocare in Premier League, si potrebbero anche fare dei cambiamenti che qualche mese fa sarebbero sembrati pura follia.

45 MINUTI – A partire dalle decisioni da prendere nel protocollo per la ripartenza. Considerando che i calciatori saranno super impegnati, non ci sono solo i 5 cambi a partita sul tavolo… “Dobbiamo aspettare e vedere. Parlo del protocollo che verrà fuori, parlo del futuro. E il futuro non possiamo predirlo, quello che sappiamo ora e che ci sono le proposte che sono state fatte e le idee che sono in cantiere. Più sostituzioni, partite forse ridotte rispetto ai classici due tempi da 45 minuti, campi neutri, ci sono un sacco di cose da valutare. Stiamo aspettando di averle tutte per valutarle, attendendo anche che gli allenatori e i preparatori possano venirne a conoscenza per avere anche loro un’opinione al riguardo”.

INTEGRITÁ – Una delle tante proposte avanzate, che però rischia di far storcere il naso a qualcuno. Taylor lo sa e anche lui vorrebbe che la “nuova” Premier fosse il più simile possibile alla vecchia. Ma ci sono parecchi problemi da considerare. “Le possibilità sono tante. Da un punto di vista generale, la cosa migliore sarebbe mantenere l’integrità della competizione. Il che vuol dire rispettare il calendario con partite in casa e in trasferta, oppure avere a disposizione la stessa rosa che i club avevano prima che il campionato fosse sospeso. Ci sono molti punti da affrontare, ma la domanda principale da farsi è una sola: sarà possibile terminare la stagione, indipendentemente da quanto tempo ci vorrà? E soprattutto, sarà possibile terminarla salvaguardando la sicurezza di tutti?”. Quello che ci si chiede ormai da un bel po’…

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