Povero Haaland, ma quale ebbrezza in discoteca? Il capo della sicurezza spiega il motivo del suo allontanamento

Povero Haaland, ma quale ebbrezza in discoteca? Il capo della sicurezza spiega il motivo del suo allontanamento

Erling-Braut Haaland è stato accompagnato all’uscita in una discoteca in Norvegia. Quanto è bastato per far gridare allo scandalo. Ma il capo della sicurezza del locale fa chiarezza e spiega il motivo dell’allontanamento della stella del Borussia Dortmund dal locale.

di Redazione Il Posticipo

Sta diventando un malcostume piuttosto diffuso quello di saltare presto, a volte troppo, alle conclusioni. È vero che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Spesso, appunto. Non sempre. E nel mondo del calcio, quando un giovane calciatore si trova in scenari poco chiari si comincia subito a gridare allo scandalo. Come nel caso di Erling-Braut Haaland, accompagnato all’uscita di una discoteca in Norvegia. Quanto è bastato per far gridare all’ebbrezza dello scandinavo. Ma il capo della sicurezza del locale fa chiarezza e spiega il motivo dell’allontanamento della stella del Borussia Dortmund dal locale.

MA QUALE UBRIACO? – La Bild ha intervistato il capo della sicurezza del locale di Stavanger, città nel sud della Norvegia. Il signor Cristopher Naesheim ha spiegato che la cacciata dell’uomo rivelazione dell’ultima stagione dal locale non è affatto legato a uno stato di ebbrezza del ragazzo né a qualche comportamento inappropriato. “Erling non era affatto ubriaco. È stato collaborativo e ha mostrato totale comprensione della situazione dopo aver conversato fuori dal locale”. Insomma, niente di trascendentale, nessuna perorazione del cliché “i giovani d’oggi…”. E come tutto o quasi, in questo periodo, è tutta colpa del covid-19.

TANTO RUMORE PER… – ”A causa degli attuali regolamenti per il covid-19, il personale della sicurezza era consapevole delle folle che circondavano Haaland. Sapevano che i tifosi non avrebbero smesso di affollarsi attorno a lui chiedendo di fare foto e parlargli. Alla fine, la pressione è diventata così grande che abbiamo dovuto chiedergli di andarsene”. Insomma, come scriveva Shakespeare, tanto rumore per nulla. Il ragazzo del Borussia Dortmund, quindi, sarebbe stato ingiustamente accusato di dare un cattivo esempio mentre stava dando quello giusto: fare ciò che è necessario, nella misura delle proprie possibilità, per assicurare il rispetto della regola del distanziamento sociale. Suo padre, l’ex calciatore la cui carriera è stata stroncata da Roy Keane, ha anche stimolato il figlio tramite il Mirror: “Forza Erling, torna al lavoro. La vita notturna della grande città non fa per te”.

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