Post Champions: CR7 “normale”, Napoli maturo. Inter a due facce. Atalanta, serve pazienza

Di Stefano Impallomeni. La prima giornata dei gironi di Champions lascia in eredità dubbi, interrogativi e certezze alle italiane. La Juve ha un CR7 ancora “normale”. All’Atalanta, serve pazienza. Inter a due facce in Italia e in Europa. Napoli, che maturità.

di Stefano Impallomeni

C’è una stella appannata in una squadra in crescita. La Juve invia segnali di risveglio, ma il suo uomo migliore è troppo normale. È questa la strana e involontaria combinazione che esce da Madrid. Cr7 e la Juve ancora non si trovano come dovrebbero e nessuno sa fino in fondo perché.

CR7 – Il portoghese si danna l’anima ricevendo pochi assist dai compagni, lontano da un gioco che si sforza di essere produttivo ma incredibilmente non vicino alla sua classe e ai suoi straordinari colpi. Cr7 è sempre il solito, ma la Juve ancora non è al suo livello, almeno in fatto di mentalità. Sarri ci prova e migliora la versione di Firenze. Squadra sbloccata, più intensità, personalità e confidenza tecnica con un buon calcio ma non il migliore che ci sia. Lo strano paradosso tra Cr7 e il gioco bianconero spiega i lavori in corso, con qualche oggettivo miglioramento sostanziale. Si va più in avanti, ma sembra ancora troppo sacrificato e non adeguatamente valorizzato. La prima europea di Sarri sulla panchina della Juve, comunque, riscalda le ambizioni, sebbene anche l’Atletico abbia mostrato un volto non del tutto definito. Non c’è ancora una verità in un senso o nell’altro, insomma, se non il disagio di Cr7 che va assecondato meglio. Juve e Atletico entrambe in costruzione, quindi, e partita che non racconta esattamente una forza. La Juventus ha giocato un grande secondo tempo, ma è atterrata sui soliti problemi. Quattro reti su calcio da fermo tra Napoli e Atletico sono il manifesto di una questione evidente che potrebbe creare una sorta di complesso.

Simeone individua il lato debole e fa giornata. Due testate di Savic ed Herrera sollevano dubbi su come si debba marcare in area di rigore. Meglio a uomo o a zona? Troppo semplicistico trarre conclusioni e convinzioni, ma qualcosa su attenzione, tempi, posizionamento e applicazione va assolutamente rivista. Juve in crescita, ma la sfida del Metropolitano ha evidenziato altri due problemini. Cristiano Ronaldo è centro e non periferia bianconera, la manovra offensiva raggiunge ottimi risultati in uscita, ma Danilo dietro difende male e poco.

ALTRO MONDO – La Champions, si sa, è un altro mondo e l’Atalanta lo scopre amaramente. Esordio peggiore non ci poteva essere. Dinamo Zagabria travolgente e bergamaschi annichiliti. Lezione esemplare da conservare e tenere a mente. Un poker ineccepibile e meritato da parte della Dinamo che ha fatto l’Atalanta: ritmi alti, intensità e grande approccio. Gasperini incassa senza accampare scuse e ci mancherebbe. L’Atalanta ha capito che cosa dovrà fare: non si può pensare di giocare in Europa come in campionato. La Champions è un calcio a tripla velocità e un altro modo di esprimere una mentalità che va costruita nel tempo. Pazienza e volontà, dunque.

MATURITÀ –  Come quelle, magnifiche e decisive, mostrate dal Napoli che ha interpretato alla perfezione l’appuntamento più difficile. Liverpool battuto ai punti nel finale con intelligenza e umiltà. Grande fase difensiva e gioco splendido in cui è emersa tanta personalità e grande maturità. Ancelotti sta cominciando a registrare equilibrio, levando sbavature e orpelli. Ma c’è dell’altro. Il Napoli è sempre più competitivo e cresce in ogni settore anno dopo anno. La comunicazione del post partita da parte di Mertens e Callejon lo certifica. Basta averli ascoltati. Per battere il Liverpool c’è voluto tanto di tutto. Erano stanchi e felici per aver retto un confronto agonistico che in campionato non esiste quasi mai, riconoscendo in questo senso la superiorità dei Reds. C’è insomma consapevolezza di essere “squadra vera”, ma il profilo delle dichiarazioni e dei comportamenti è quello giusto per togliersi delle soddisfazioni. Profilo basso, senza squilli di tromba con Ancelotti sempre più dentro un gruppo che ha doti morali, agonistiche e tecniche importanti. È una vittoria che rilancia una prospettiva significativa in campionato. Juve avvisata.

DUE FACCE – Conte, invece, scopre l’altra faccia della medaglia di un’Inter sorpresa dal dinamismo dello Slavia Praga, che avrebbe potuto vincere. Alla fine ha pareggiato grazie a un tiro di Barella, il quale andrebbe maggiormente considerato. Conte si assume ogni responsabilità per una partita opaca, vissuta di riflesso e senza far vedere nulla di quello per cui ci si allena. Lukaku non si vede granché, il centrocampo è ancora soltanto potenzialmente competitivo, Sanchez deve essere un protagonista e Godin in difesa dovrebbe essere il leader. A centrocampo, alla lunga, urge una forza muscolare diversa e centimetri in più. La sola tecnica non offre percorsi virtuosi e continui. Questo il problema principale per essere nelle zone che contano. Il pareggio in Champions è un passo indietro bruttino al di là del risultato. Un’Inter così anche in campionato faticherebbe a tenere il ritmo di Juventus e Napoli. Serviranno delle scelte importanti. Scegliere una squadra base, titolare, (con qualche ritocco obbligato da fare per infortuni e squalifiche), quasi sempre, perché l’Inter deve crescere e non confermarsi come la Juventus, o come il Napoli, che appare in avanti sul piano della continuità di rendimento. Una bella differenza che spiega quanto ci voglia per vincere e quanto sia dura farlo. Questa differenza Conte la conosce bene. I calciatori un po’ meno di lui.

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