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Polonia, Lewa e la polemica per il bonus qualificazione agli ottavi: “Non siamo andati ai Mondiali per soldi”

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La Polonia ha salutato Qatar 2022 da ormai quasi una settimana, ma in patria ancora non si spegne l'eco delle polemiche. Il punto è che da quelle parti c'è in ballo una questione di soldi. Per la precisione, di soldi pubblici, promessi alla...

Redazione Il Posticipo

La Polonia ha salutato Qatar 2022 da ormai quasi una settimana, quando agli ottavi di finale Lewandowski e compagni sono stati eliminati da una Francia troppo forte per loro. Ma in patria ancora non si spegne l'eco delle polemiche. Ci si aspettava di più dalla squadra di Michniewicz? Probabilmente no, anzi, già passare il turno in un girone complicato come quello che ha visto la Polonia opposta ad Argentina, Messico e Arabia Saudita può essere considerato un buon risultato. Il punto è che da quelle parti c'è in ballo una questione di soldi. Per la precisione, di soldi pubblici, promessi alla squadra dal Primo Ministro in caso di qualificazione agli ottavi. E a metterci la faccia è ovviamente capitan Lewa.

Il bonus da 6,4 milioni

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Come riporta la Bild, il centravanti del Barcellona ha voluto chiarire la questione del bonus da 6,4 milioni di euro da dividere con squadra e staff in caso di qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Al bomber e a tutti i suoi compagni sono state fatte diverse accuse, come quelle di aver giocato...per avarizia e per soldi. In un momento, peraltro, in cui l'economia polacca non va a gonfie vele: la guerra appena oltre confine sta avendo effetti deleteri sul commercio e sull'allocazione delle risorse e l'inflazione in Polonia ha raggiunto livelli altissimi. Dunque, il fatto che il Primo Ministro abbia promesso quei soldi alla nazionale non è andato giù alla maggior parte dei polacchi.

La versione di Lewandowski

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Ma Lewa difende se stesso e i compagni di squadra: "Non ci aspettavamo nulla, non abbiamo chiesto nulla e alla fine non sono stati utilizzati fondi pubblici. E tanto per essere chiari, non siamo andati ai Mondiali per soldi, per noi il calcio e soprattutto la nazionale è una questione di orgoglio. C'è stata una dichiarazione da parte del primo ministro, ma con tutta onestà noi calciatori non è che l'avessimo presa così sul serio. Non c'è mai stata neanche una discussione riguardo da dove sarebbero arrivati quei soldi, assolutamente. Per noi era un po' del denaro virtuale". Che alla fine, ha spiegato il centravanti, non è arrivato. Ed è meglio così: "Penso che in questo caso il calcio ci abbia divisi invece che unirci. Ed è la cosa che mi rende più triste".