Pistone, dal calcio alle piadine: “Io oggi tra bancone e panchina. L’Inter è la squadra del futuro, la Juve un carro armato. All’Everton paura per Gascoigne”

Pistone, dal calcio alle piadine: “Io oggi tra bancone e panchina. L’Inter è la squadra del futuro, la Juve un carro armato. All’Everton paura per Gascoigne”

Milano nel cuore, l’Inghilterra nel destino: Alessandro Pistone ha realizzato i suoi sogni con la maglia dell’Inter sulle spalle e sui campi inglesi tra lunghe sgroppate e battaglie fino all’ultimo secondo. Oggi l’ex terzino vive nella sua città d’origine tra piadine romagnole, caffè al bancone e sessioni di allenamento insieme ai suoi ragazzi.

di Simone Lo Giudice

Gascoigne e Rooney

Dopo l’Inter lei ha giocato in Inghilterra ed è stato compagno di Gascoigne: che cosa ricorda?

Sono stato un uomo fortunato perché ho fatto il calciatore e ho giocato con e contro grandissimi giocatori. Purtroppo Gazza era nella parabola discendente, ma era una persona straordinaria, era un grande giocherellone sempre pronto alla battuta e allo scherzo. Gascoigne era un uomo dal grande cuore, purtroppo aveva grossi problemi di alcol.

Si ricorda una delle sue tante pazzie?

Ne ricordo qualcuna in campo… Mi è capitato spesso di andare a pranzo con lui e altri compagni di squadra. Passare il tempo con Paul era uno spasso, mi ricordo che era sempre insieme a un amico storico detto “Jimmy cinque pance”. Gazza era una brava persona e per questa ragione molti hanno fatto di tutto affinché restasse nell’ambiente del calcio perché avevano paura che potesse entrare in un tunnel una volta fuori. Gascoigne aveva grossi problemi… Quando leggo qualche notizia su di lui oppure vedo qualche foto mi dispiace perché è una persona che va aiutata.

Che cosa ricorda di Rooney invece?

Wayne era uscito dall’Academy ed era un fenomeno, faceva numeri su numeri: per lui era normale. Io mi divertivo un sacco a giocare contro di lui nelle partite in allenamento, faceva giocate che non ti aspettavi. Wayne è di Liverpool e mi dispiace che abbia giocato poco all’Everton, ma lui meritava palcoscenici come quelli avuti al Manchester United.

Da gennaio Rooney sarà player-manager del Derby County: come lo vede in panchina?

Non me lo immagino… È più facile fare una previsione su uno con cui hai giocato per sette oppure otto anni nel pieno della sua carriera, invece è più difficile farla su un giocatore che hai conosciuto quando aveva 16 o 17 anni. Rooney era un bravo ragazzo, arrivava dalla Liverpool povera ed era molto umile.

 

Come è stata l’esperienza in Premier League?

Era un calcio meno tattico rispetto al nostro, oggi non so come sia perché ci sono realtà diverse rispetto a quando giocavo io. Era avvincente perché c’erano capovolgimenti di fronte, partite con tanti gol. Da tifoso era più bello guardare una partita inglese rispetto ad una italiana. In Inghilterra se sei avanti 2-0 non pensi ad addormentare la gara, ma continui a giocare a viso aperto. Le partite sono sempre vive e piene di emozioni.

Come era la vita in Inghilterra?

Gli inglesi hanno una concezione molto diversa della vita rispetto a noi. Quando lavorano sono molto inquadrati, quando escono cambiano totalmente e iniziano a bere fino a quando non ce la fanno più. Non ho niente contro quel genere di vita, ma non fa per me. Poi io non ho vissuto a Londra che magari ti offre qualcosa in più tra cinema, teatri e cose varie. Io stavo a casa oppure ero con amici o andavo al cinema. Ero anche astemio quindi vivere lì non faceva per me. Quando ho smesso di giocare ho deciso di tornare a Milano nonostante avessi molte amicizie in Inghilterra.

Oggi oltre a stare dietro al bancone lei allena una squadra: le sta piacendo questa esperienza?

Alleno il Vighignolo in Promozione: ci sono buoni giocatori e c’è soprattutto l’idea di formarli in casa e di far crescere i ragazzi e gli allenatori stessi. Dopo aver parlato col presidente, ho deciso di intraprendere questo percorso che mi sta piacendo molto. Secondo me è giusto che tutto parta dal basso: alcuni meccanismi a livello coordinativo vanno forzati a una determinata età se si vuole migliorare la qualità generale.

Lei sogna di salire di categoria? È ambizioso?

Io sono molto ambizioso, ma mi piacerebbe seguire questo progetto. Non voglio essere qui oggi e domani da un’altra parte. Vedere crescere un ragazzo e vederlo arrivare a certi livelli è una soddisfazione personale maggiore rispetto a qualsiasi altra: il mio obiettivo è questo. Credo di aver trovato la società giusta per portare avanti un progetto a lungo termine. Voglio vedere se riusciamo a realizzare quello che abbiamo in mente.

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