Piquè ricorda il suo mondiale di… lacrime e sangue. “Una festa ma ho attraversato l’inferno”

Piquè ricorda il suo mondiale di… lacrime e sangue. “Una festa ma ho attraversato l’inferno”

Il centrale del Barcellona ricorda una serie incredibile di infortuni che hanno fino per deturpargli il viso…

di Redazione Il Posticipo

Dieci anni dopo aver conquistato la Coppa del Mondo, Piqué ricorda l’impresa della sia Spagna raccontando aneddoti a metà fra l’eroico e lo… splatter. Il centrale del Barcellona in un’intervista su “ L’Esportiu “ riassume il concetto del successo in poche e sentite parole.”È stata una grande festa ma ho passato l’inferno”

AMORE – Da quella esperienza è nato anche un amore. “Sì, nel 2010 ho fatto tutto in blocco. Ho vinto il titolo più grande che si possa ottenere e ho incontrato l’amore della mia vita. Ho lasciato il Sudafrica come una persona diversa e ho vissuto un’esperienza indimenticabile. Ho incontrato Shakira a Madrid prima di andare ai Mondiali e il primo giorno le ho detto che ci saremmo incontrati in finale.  Sono sempre stato ottimista. Lei ha cantato l’inno della Coppa del mondo alla cerimonia e io ho dato per scontato che avremmo giocato quella partita. E alla fine abbiamo vinto”.

MASSACRATO – Al netto dell’amore e del successo, per Piqué il 2010 è stato un mondiale di lacrime e sangue. “Nella prima partita mi aprono il sopracciglio, nel secondo match mi spacco il labbro e dopo due giorni, in allenamento, mi colpiscono in bocca mi rompo nuovamente le labbra. Del Bosque la prese a ridere e io non mi persi d’animo. Mi disse che ero sfortunato ed io risposti che mi stavo rompendo la faccia per la Spagna. Lunga vita al re!”

BLOCCO – Quella Spagna vinse il mondiale sul blocco del Barcellona, ma c’era anche il Real. “Eravamo in tanti, ma sarebbe ingiusto ignorare Iker , Sergio Ramos , Villa. Noi eravamo la maggioranza, Xavi ha avuto molta influenza nel gioco, ma io ho sempre pensavo che avessimo tantissimo sia a livello di qualità e varietà. Ci mancava il fuoriclasse ma tanti leader che hanno lavorato duramente per un obiettivo comune”.

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