Piove ancora sulla Chapecoense: l’assicurazione non ha ancora pagato

Dopo la tragedia che ha coinvolto la Chapecoense il 28 novembre 2016, le famiglie delle vittime non hanno ancora ricevuto notizie sui risarcimenti dovuti dall’assicurazione. Piove sul bagnato.

di Redazione Il Posticipo

Arrivano brutte notizie dal Brasile. In questi ultimi due anni scarsi molte associazioni e società calcistiche hanno dato il proprio contributo per aiutare un club che era stato investito da una tragedia con pochi precedenti. Si parla della Chapecoense e di quel maledetto 28 novembre 2016; di quando quel volo diretto in Colombia per affrontare l’Atletico Nacional si è schiantato contro una montagna. Gli sfortunati, anzi tragici, eventi dietro a questa vicenda sono stati molteplici: il charter che avrebbe dovuto trasportare la squadra non aveva ricevuto il permesso per decollare dall’aeroporto brasiliano e la squadra ha trovato una soluzione alternativa in quel dannato volo LaMia 2933. Ad oggi, come riporta Sport, l’assicurazione non ha ancora pagato le famiglie delle vittime.

TROPPO TEMPO – Sono passati ormai quasi ventiquattro mesi da quel terribile incidente e l’assicurazione della compagnia aerea boliviana non si è ancora messa in contatto con l’associazione di rappresentanza dei familiari delle vittime per quanto riguarda il risarcimento. È molto probabile che alle famiglie interessi davvero poco della somma fine a se stessa, anche perché non servirà a restituire ai focolari i propri cari. Ma quantomeno la somma che deve essere versata potrebbe mettere porre una parola fine, almeno ai risvolti “materiali” di questa vicenda e lasciare le famiglie e i (troppo pochi) sopravvissuti liberi di leccarsi le ferite senza più preoccupazioni di questo tipo.

OSTRUZIONISMO – Come riportato da Sport – Futbol America, Fabienne Belle, presidente dell’associazione dei parenti e amici delle vittime, nonché moglie del fisiologo della squadra, ha dichiarato di aver trovato delle resistenze da parte dell’assicuratore nella sua ricerca di risposte sull’indagine e il risarcimento che, soprattutto dopo tutto questo tempo, sarebbero quantomai dovute. I parenti delle settantuno vittime e i sei sopravvissuti, costretti per il resto della propria vita a fare i conti con delle assenze insopportabili meriterebbero più rispetto da parte dell’ente assicurativo; lo stesso rispetto che stanno ricevendo da parte del Direttore dell’aeronautica civile, il generale Celier Aparicio Arispe. L’esperto di assicurazioni Abel Dias si è espresso in merito dicendo che l’assicurazione BISA avrebbe a disposizione i fondi necessari.

LASCIATELI GRIDARE! – Pesanti ma, a questo punto, fondate sono le dichiarazioni dell’avvocato boliviano Romulo Peredo: “l’assicurazione sta aspettando la decorrenza della scadenza per non sborsare un centesimo”. L’avvocato non dovrebbe avere tutti i torti a serbare questo sospetto, in quanto la scadenza del termine assicurativo dovrebbe essere fissata per novembre. La BISA, tra l’altro avrebbe istituito un fondo umanitario per destinare un non meglio specificato importo alle famiglie che però, qualora accettato, le priverebbe di proseguire per vie legali in futuro. Secondo l’avvocato Peredo, la mossa è finalizzata a chiudere definitivamente la bocca a chi invece avrebbe tutto il diritto di urlare allo scandalo.

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