Perchè non c’è il VAR in Champions ed Europa League?

Perchè nelle partite delle coppe europee non è applicato il VAR? Colpa della UEFA che non vuole inserirlo? O ci sono problemi strutturali?

di Redazione Il Posticipo

Semplice immaginare il grido collettivo dei tifosi romanisti (e non solo) alla mancata concessione del calcio di rigore su Dzeko da parte dell’olandese Makkelie. Ma perchè in Champions non c’è il VAR? Più complicato, invece, spiegare le ragioni dell’effettiva assenza dell’ausilio video agli arbitri nelle competizioni continentali (già, perchè il VAR non c’è neanche in Europa League). Anche per la prossima edizione, quella 2018-19, non sarà possibile per i fischietti chiedere di rivedere le azioni incriminate o ricevere segnalazioni di un collega riguardo situazioni valutate male. Ma è davvero colpa della UEFA, che all’apparenza sembra impuntarsi e non voler accettare la rivoluzione ormai lanciata?

Per applicare il VAR serve uniformità di utilizzo

No. O forse sì, ma la risposta negativa del massimo organismo continentale, per bocca del suo presidente Ceferin, si basa su problematiche tecniche e regolamentari, piuttosto che sulla volontà di mantenere un oscurantismo al riguardo per favorire chissà quale potere forte. Il concetto è semplice, quello dell’uniformità. Se VAR deve essere, le regole e la possibilità di applicazione deve valere per tutti. Perchè la Champions e l’Europa League non sono solamente la fase a gironi e l’eliminazione diretta. Ci sono squadre che partecipano a preliminari improbabili, che si giocano a fine luglio tra squadre delle isole Far Oer e del Lussemburgo. Se ci vuole il VAR in Europa, anche quelle partite devono averlo, pena una disparità di trattamento che renderebbe la competizione comunque falsata.

Oltre duecento stadi in cui installare telecamere

A questa argomentazione spesso si sente rispondere con la decisione della FIFA di introdurre il VAR per il mondiale in Russia, dimostrazione (secondo molti) che basterebbe una volontà dall’alto da parte della UEFA per partire con l’utilizzo anche nelle Coppe. Ma un conto è dover predisporre per il VAR i dodici stadi che ospiteranno la Coppa del Mondo, un altro farlo per oltre duecento impianti, considerando che le partecipanti per la stagione 2017-18 alle competizioni continentali sono circa 260. Altro punto focale e che rende complicata l’omologazione degli stadi e il conseguente utilizzo del VAR, le squadre che si qualificano alle coppe non sono mai sempre le stesse; ci sarebbe quindi una continua necessità di rendere “VAR-friendly” nuovi impianti anno dopo anno, con costi che le società dei piccoli campionati difficilmente potrebbero sostenere.

Problema arbitri da…addestrare

Ultimo motivo per il no della UEFA (e non di scarsa importanza), il problema degli arbitri. Molte federazioni hanno già cominciato ad applicare il VAR nei propri campionati e di conseguenza a formare la classe arbitrale all’utilizzo del video e all’interpretazione del protocollo. Ma ci sono altrettanti paesi (basterebbe pensare alla Spagna) in cui la tecnologia non è ancora stata introdotta e diventerebbe quindi necessario un…corso accelerato di VAR per i fischietti, con la discriminante non di poco peso che la teoria è importante, ma è la pratica che fa tutta la differenza del mondo.

Insomma, una serie di problematiche magari non insormontabili, ma che vanno affrontate con una programmazione a lungo termine e non con la necessità di rivoluzionare tutto e subito per mettersi in pari con le altre competizioni. Un utilizzo del VAR a macchia di leopardo scontenterebbe tutti quanto e più della mancata applicazione. E a quel punto la toppa sarebbe anche peggiore del buco.

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