Sergio Pellissier: eroe triste di una notte veronese

Sergio Pellissier: eroe triste di una notte veronese

La notte di Sergio Pellissier è agrodolce. Segna il gol nel derby di Coppa Italia ma poi fallisce il rigore. L’Hellas passa, ma il suo valore resta intatto.

di Redazione Il Posticipo

Sergio Pellissier, eroe triste di una notte veronese. No, Sergio, non aver rimpianto. Capita, di sbagliare un calcio di rigore. Nessun dolore. Solo stima e ringraziamenti per un eterno ragazzo ancora capace di stupire a dispetto della carta d’identità. Infinito. Classe ’79, 39 anni il prossimo 12 aprile e ancora tanta voglia di stupire. É l’ultimo grande vecchio della generazione di fine anni Settanta dopo Toni, Totti e Di Natale. Con il Chievo ha segnato ancora, e ancora una volta, nel derby di Coppa Italia. Dopo la rete in campionato, concede il bis in Coppa. In una parola: straordinario.

Una carriera da sottovalutato

Pellissier paga probabilmente una scelta: è il simbolo del Chievo, una squadra stimata, simpatica, ma non di prima fascia. E anche un carattere atipico. Nessuna esultanza sfrenata, mai una copertina, né un pettegolezzo: una vita quasi anonima, per un calciatore. Quanto basta per restare nel limbo. Il sapersi vendere, a volte, è più importante che essere. E Pellissier è molto più sostanza che essenza. A tal punto che scorrendone i numeri si rimane quasi sorpresi: questo signore ha segnato più di 100 gol in serie A distribuendole in 8 stagioni. Il che significa andare perennemente in doppia cifra. Altro che anonimo.

Pellissier, un calciatore completo

Pellissier ha raccolto meno di quanto meritasse: oltre ai numeri, è sufficiente studiarne e caratteristiche. Sa muoversi dentro e fuori i sedici metri, scambia il pallone con i compagni cercando e trovando l’uno – due. Sa calciare indifferentemente con destro e sinistro, ha il tempismo del rapinatore e piedi di rifinitore. Segna in tutti i modi, anche e sopratutto di testa, a dispetto dei 175 centimetri cui sopperisce con raro senso della posizione e abilità nello staccarsi dal marcatore attaccando il primo o il secondo palo. Un calciatore tanto completo, quanto inespresso ad altissimi livelli. La sensazione è che abbia regalato meno di quanto potesse al calcio italiano. E che abbia ancora (più di) qualcosa da dire a questo campionato. Al di là di un calcio di rigore, che non ne cancella certo la grandezza. Il dolore passerà. La storia, quella, resta scritta a caratteri indelebili.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy