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Pavoletti: “Ad agosto sarei pronto. Voglio dare tanto al Cagliari. Europei un incentivo in più”

Pavoletti, un anno da dimenticare. Prima l'infortunio, poi la ricaduta, infine il blocco dei campionati. La grinta, però, è intatta.

Redazione Il Posticipo

Leonardo Pavoletti, un anno da dimenticare. Prima l'infortunio, poi la ricaduta, infine il blocco dei campionati. Il centravanti del Cagliari, ai microfoni di sky sport, sfoggia una grinta intatta. "A volte leggo dichiarazioni di calciatori depressi che non giocano da due mesi. Io sono fermo da quasi un anno".

RECUPERO - Il ragazzo, dopo il doppio infortunio, è alle prese con il recupero: "Sicuramente ad agosto sarei pronto, il recupero sta andando bene, ma non devo avere fretta di rientrare. Ho tantissima voglia di calcio. La sua forza sostata è stata poi quella di tutti. "Sono convinto davvero di rientrare più forte di prima. Sto ritrovando l'amore per il mio lavoro e una disciplina e una cura del corpo realmente totale. Rientro con un ginocchio operato due volte, ma con una voglia maggiore di lavorare e crescere rispetto a prima. Sarà un Pavoletti diverso". L'ultima apparizione è con un coinquilino... ingombrante. "Il mio maialino, in teoria vietnamita, quindi doveva crescere poco, invece è diventato enorme. Un bel cinghiale. Evidentemente ha conosciuto la Toscana. Adesso occupa un po' troppo spazio per portarlo in Sardegna".

EUROPEO -  Un anno in più anche per sperare nell'azzurro spaziando fra passato e futuro. "In un anno così sfortunato, c'è un motivo di speranza. L'Europeo spostato di un anno è un obiettivo da raggiungere, un motivo in più per fare il massimo. Ho vissuto due anni intensi a Genova, sono molto legato alla città mi spiace non essere riuscito a imparare il dialetto. A Napoli mi sono trovato bene, ma sono arrivato nel momento sbagliato. Dovevo rincorrere la mia forma, nelle prime occasioni non sono andato benissimo ma le grandi non aspettano. Mi spiace molto non aver fatto neanche un gol".

RUOLO -  Il gol, marchio di fabbrica di un centravanti vecchio stampo. "Per ruolo e caratteristiche sono arrivato in ritardo di 10 - 15 anni. Per fortuna ho buona resistenza. Negli ultimi anni ho migliorato il colpo di testa. Adesso si torna al passato. Diviene difficile privarsi di un uomo che chiama uno o due uomini e apre gli spazi per i compagni. Il "9" nel calcio moderno, se utilizzato nel modo giusto, può essere ancora determinante". A Cagliari. "Qui è nato un grande amore reciproco. Ricordo con affetto il gol con il Benevento ma il più importante è stato quello con la Fiorentina, che ci ha permesso di raggiungere la salvezza. La città mi sta dando tantissimo, qui è nato anche mio figlio. Amo, riamato, questo posto. E voglio dargli ancora di più". Una promessa. Tornare... Pavoloso.