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Parolo: “Io, la Lazio di Pioli e Inzaghi. Ventura nel 2017 voleva metterci del suo ma…”

Simone Lo Giudice

Com'è stato il suo rapporto con i Mondiali di calcio?

Ricordo i calci di rigore tra Italia e Brasile a Usa 1994. Non ho visto la finale di Germania 2006 perché ero in viaggio da Santo Domingo verso l'Italia. Non ero fiducioso sul cammino azzurro e avevo prenotato l'aereo di ritorno. Alla mia futura moglie dissi che nel 2014 sarei andato ai Mondiali. Giocavo in C, ma in Brasile alla fine ci sono andato. Brucia la partita persa con l'Uruguay, quella del morso di Luis Suarez a Giorgio Chiellini: con un pari saremmo passati e i giudizi su quella Nazionale sarebbero stati diversi.

Che cosa ricorda della mancata qualificazione al Mondiale 2018 invece?

Io ho fatto parte del gruppo che ha fallito nel 2017 contro la Svezia. Ad Euro 2016 avevo imparato cosa significasse rappresentare la Nazionale. Mancando quel Mondiale ho provato una delusione immensa.

Costa Rica nel 2014, Svezia nel 2017, Macedonia del Nord nel 2022: perché recentemente l'Italia ha perso sempre contro squadre inferiori sulla carta?

Non considero la Svezia così tanto inferiore rispetto all'Italia perché tanti calciatori giocano in top club. Passa sottotraccia l'evoluzione del calcio: si studiano tantissimo gli avversari, tutti conoscono punti forti e punti deboli. Contro Costa Rica abbiamo pagato la disabitudine a giocare a certe temperature, contro la Svezia ha pesato il clima negativo che si era creato intorno alla Nazionale. La Macedonia del Nord è stata sottovalutata: tutti parlavano di Portogallo e Turchia come se fossimo in finale, è stato un errore.

Roberto Mancini ha fatto bene a restare alla guida della Nazionale?

Penso che il mister abbia credito per avere vinto l'Europeo la scorsa estate. Non andiamo al Mondiale per due rigori sbagliati: quegli errori ci hanno portato agli spareggi. Mancini adesso però deve capire che non basta più quello che è stato fatto fino adesso. Serve un cambiamento all'interno della Nazionale.

Gian Piero Ventura è stato criticato troppo nel 2017? 

Fin dall'inizio del ciclo si è scelto di stravolgere il gruppo degli Europei. Ventura voleva mettere qualcosa di suo, in corsa poi siamo tornati indietro. Mancini non ha mai cambiato la sua filosofia: l'Italia, ripeto, non è andata al Mondiale per due rigori sbagliati. Per provare a cambiare qualcosa serve coraggio.

Che cosa aveva trasmesso Antonio Conte al gruppo azzurro nel 2016?

La sua mentalità vincente. Quell'Italia se la giocava a testa alta contro tutti. Ai quarti di finale abbiamo sfidato la Germania con un centrocampo inedito: io, Emanuele Giaccherini e Stefano Sturaro. Eravamo nettamente inferiori. Facemmo lo stesso una grande gara. Dopo la sconfitta contro l'Irlanda nella fase a gironi, a qualificazione ottenuta, il mister ci ha ribaltato per un'ora. Il pensiero di Conte arriva al cuore, ti stravolge, ti cambia la testa. Saper vivere la sconfitta come un fallimento è importante per ricaricarsi. I vincenti non accettano l'eventualità di perdere. Il calcio italiano deve migliorare da questo punto di vista.

Cosa avete detto a Simone Zaza e Graziano Pellè dopo i rigori sbagliati con la Germania?

A Zaza niente perché in allenamento li calciava in quel modo e faceva gol. In campo non ci eravamo accorti del gesto di Pellè a Manuel Neuer. Graziano voleva ingannarlo facendogli credere che avrebbe segnato con il pallonetto. Però ha avuto il coraggio di tirarlo. Quando avevamo provato i rigori, Pellé non era nella lista. Se avesse segnato poi sarebbe passato per un genio. Gli episodi fanno cambiare i giudizi.

Lei alla Lazio è stato allenato da Stefano Pioli e da Simone Inzaghi: come erano allora? Come sono cambiati oggi?

Pioli è cambiato tanto, è cresciuto, sa trovare soluzioni diverse in corsa. Gli mancava essere riconosciuto il leader di un gruppo: al Milan lo è. Deve vincere lo scudetto per diventare un grande allenatore a tutti gli effetti. Inzaghi è un gestore eccezionale, deve imparare a non accontentarsi mai, a gestire meglio le sconfitte e i passi falsi. Chi vince lo scudetto quest'anno potrà dire di avere imparato qualcosa di grande.

La flessione dell'Inter nel 2022 ricorda quella della Lazio nel 2020 post Covid-19?

Sono due situazioni differenti. Prima che scoppiasse la pandemia, la Lazio giocava una gara a settimana, poi una ogni tre giorni. Ci sono stati tanti infortuni. La disabitudine ha giocato un brutto scherzo. L'Inter quest'anno aveva il match point con il Milan, lo ha fallito e ha subito il colpo. La squadra ha giocato bene solo contro il Liverpool in Champions League agli ottavi sia all'andata che al ritorno: era senza pensieri e partiva battuta nella testa. Quando ha iniziato a pensare che potesse perdere qualcosa, è andata in crisi.

Qual è stato il suo giorno più bello nel calcio?

Sul campo dico la vittoria contro la Spagna ad Euro 2016. Poi penso ai giorni passati con la Nazionale a Milanello. Da bambino andavo con mio nonno, ma non ci ero mai entrato. Essere nelle stanze del Milan è stato speciale. Era novembre, ci allenavamo con la nebbiolina. Ho provato sensazioni, profumi e odori che sentivo da piccolo. È stato speciale. Lì ho vissuto i giorni più belli. Mi porto quei momenti nel cuore.

Allenerà mai?

È una cosa che mi stimola. A giugno inizierò il corso Uefa A. Ho una scuola calcio e voglio mettermi alla prova. Fare l'opinionista mi fa avere una visione a 360 gradi. Seguire così tante partite mi arricchisce.

Ha qualche hobby diverso dal calcio?

Mi piace giocare a padel e andare in bicicletta. Con la bella stagione prendo la bici da corsa e vado in giro per i laghi lombardi. Amo faticare. Mi aiuta a sfogarmi, anche se l'adrenalina del campo è un'altra cosa.