Il Posticipo
I migliori video scelti dal nostro canale

calcio

Papu Gomez: “La mia Dea, una goduria. Ho un solo rimpianto, non aver salutato i tifosi”

Papu Gomez: “La mia Dea, una goduria. Ho un solo rimpianto, non aver salutato i tifosi” - immagine 1
El Papu Gomez, Campione del Mondo con l’Argentina, ha parlato dei suoi anni a Bergamo.

Redazione Il Posticipo

Ha scritto la storia dell'Atalanta e torna a raccontarla dopo diversi mesi. Papu Gomez, Campione del Mondo con l’Argentina, ha parlato nel podcast “Corner Talk” dei suoi anni a Bergamo.

RITORNO

—  

Eppure l’inizio non fu dei migliori. Gomez rientrava in Italia dopo una esperienza non indimenticabile nel Metalist Kharkiv. “Ricordo ancora quando sono arrivato a Bergamo. C’era tantissima tensione perché i documenti dovevano essere tradotti dal russo e restava pochissimo tempo. Era l’ultimo giorno del mercato estivo del 2014 e avrei potuto scegliere fra l’Hellas, che aveva appena ceduto Iturbe, e l’Atalanta. Presi la via di Bergamo dopo l’addio di Bonaventura. Tornavo in serie A dopo una esperienza in Ucraina e ho trovato qualche difficoltà, anche perché con Colantuono faticavo a inserirmi nel 4-4-1-1 che aveva in mente. Poi arrivò Reja, mi consegnò le chiavi dell’Atalanta e mi fece sentire importante”.

GODURIA

—  

Con Gasperini cambia tutto. Papu è stato il simbolo dell’Atalanta più bella degli ultimi anni. Forse la migliore in assoluto. “La mia Dea l’ho vissuta dal 2016 al 2020. Ricordo ancora Giocare in quella squadra è stata una gioia pazzesca, una goduria, anche per chi è venuta a vederla. La nostra proposta di calcio era fra le migliori in Italia e in Europa. Quella squadra era devastante, aveva grandissima voglia di crescere e migliorarsi. Ci sentivamo forti ed anche quando capitava di andare sotto nel risultato c’era la consapevolezza di essere in grado di vincere o comunque di restare in partita. Del resto quella Atalanta, se era in giornata, poteva anche mettere a segno cinque o sei gol a partita”.

INDIMENTICABILE

—  

Una esperienza indimenticabile, con qualche rimpianto. “Ho vissuto diverse serate storiche. Fra i momenti più belli, la vittoria a Kharkiv con lo Shakhtar perché dopo aver faticato tantissimo per qualificarci in Champions siamo riusciti anche a superare il girone che era iniziato malissimo. L’unica nota amara a livello personale è non essere mai riuscito a salutare i tifosi allo stadio. Quando ho lasciato l’Atalanta ho sofferto molto, ero molto legato alla squadra e alla città, ma sono certo di essermi ritagliato un posto nel cuore della gente per quanto ho fatto e dato con quella maglia”.