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calcio

Pablito Rossi, l’uomo che ha fatto piangere il Brasile e poi l’Italia

JUL 1982:  PAOLO ROSSI #20 OF ITALY IS HOUNDED BY PAUL BREITNER OF WEST GERMANY DURING THE ITALIANS 3-1 VICTORY IN THE 1982 WORLD CUP FINAL. Mandatory Credit: Tony Duffy/ALLSPORT

Paolo Rossi ha fatto piangere il Brasile e poi tutta l'Italia quando ha lasciato questo mondo. La figura di "Pablito" si lega indissolubilmente alla tripletta realizzata al Brasile

Redazione Il Posticipo

PABLITO

 VIGO, SPAIN - JUNE 15: WM 1982 in Spanien, Vigo; Team/Mannschaft ITALIEN/ITA; hintere Reihe v.lks.: GRAZIANI, Torwart ZOFF, BERGOMI, ANTOGNONI, COLLOVATI; vordere Reihe v.lks.: CABRINI, ROSSI, CONTI, MASSARO, TARDELLI (Photo by Bongarts/Getty Images)
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Paolo Rossi ha fatto piangere il Brasile e poi tutta l'Italia quando ha lasciato questo mondo. La figura di "Pablito" si lega indissolubilmente alla tripletta realizzata al Brasile probabilmente più forte e presuntuoso di sempre. Ai sudamericani basta il pari per presentarsi in semifinale ma loro no, vogliono strafare. Vincere, segnare, divertirsi. Rossi invece li punisce, sempre allo stesso modo. Giocando alle spalle della loro supponenza. Una sconfitta tragica, per il calcio del paese sudamericano che dopo quella debacle iniziò a rivedere il concetto di futbal bailado cercando di europeizzarsi. Lo confermò anche lo stesso Rossi.  "Per il Brasile fu una lezione per la quale dovrebbero ringraziarci e darmi un premio. Da quella sconfitta impararono molto, tanto che poi vinsero altri due mondiali".

UN RAGAZZO COME NOI

 VERONA, ITALY - MAY 29: Antonello Venditti attends the 2010 Wind Music Awards on May 29, 2010 in Verona, Italy. (Photo by Jacopo Raule/Getty Images)
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Un anno senza Paolo Rossi. Un calciatore dal nome che più comune non si può, ma soprattutto un uomo ha unito un paese e l'ha portato in cima al mondo. I suoi gol riecheggiano nell'eternità del calcio italiano, ispirando anche i testi di una canzone. Antonello Venditti, proprio per esaltarne l'umiltà di un calciatore eccezionale anche nella sua semplicità lo definisce "un ragazzo come noi". Del resto, Basti pensare che dopo aver vinto i mondiali e aver portato la coppa a Roma, Pablito, lo stesso Venditti e Tardelli si sono fermati a giocare in una stazione dei taxi a Trastevere, a pochi passi dalla casa del cantautore romano fino all'alba, sino a  quando l'edicolante li riprende perché erano le 5 del mattino...

MONDIALE

 Claudio Gentile of Italy celebrates winning the 1982 FIFA World Cup Final against West Germany on 11th July 1982 at the Santiago Bernabeu Stadium in Madrid, Spain. Italy defeated West Germany 3-1. (Photo by Steve Powell/Getty Images)
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L'Italia, prima dei mondiali del 1982, era un paese profondamente diviso dal punto di vista politico e sociale. Il calcio era appena uscito dallo scandalo delle scommesse, la nazione invece era in una crisi profonda. In quel periodo, sparavano tutti. Erano gli anni di piombo, quelli del rapimento e del delitto di Moro. Tensioni scioltesi in una lunga onda azzurra, cavalcata da un paese che, timidamente, rispolverava il tricolore dimenticandosi paure e divisioni. Lo stesso Rossi ne era consapevole. "Quello fu un Mondiale diverso da tutti gli altri. Non era un successo che riguardasse solo una squadra, ma una vittoria che apparteneva a tutti".

BEARZOT

 SPAIN - JULY 01: Italy manager Enzo Bearzot smokes his pipe before a match from the 1982 FIFA World Cup Finals in Spain, Italy led by Bearzot won the tournament. (Photo by Duncan Raban/Allsport/Getty Images)
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Il Mondiale del 1982 ha un protagonista straordinario in campo. E uno in panchina, Bearzot. L'unico allenatore a credere, in quel periodo, davvero in Paolo Rossi. Anche a costo di rischiare l'insurrezione popolare dopo la sua convocazione. La critica lo massacra. Rossi, dopo la partita vinta con l'Argentina, la quarta di quel mondiale, è ancora a secco. Dopo, si scatena e dà ragione all'allenatore azzurro, forse l'unico a credere in lui. Del resto, il "vecio" non ha convocato giocatori che avrebbero potuto creare dualismi ma creare un gruppo coeso che ha saputo remare dalla stessa parte. "A Bearzot non interessava troppo convocare i giocatori più bravi, se questi non avevano anche i requisiti morali per vestire la maglia azzurra, e per fare parte di quel gruppo".

DIVERSO

JUL 1982:  PAOLO ROSSI #20 OF ITALY IS HOUNDED BY PAUL BREITNER OF WEST GERMANY DURING THE ITALIANS 3-1 VICTORY IN THE 1982 WORLD CUP FINAL. Mandatory Credit: Tony Duffy/ALLSPORT
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Altro tempi, quelli di Paolo Rossi che era figlio di un calcio profondamente diverso, in cui non c'erano i procuratori e anche le trattative erano più snelle. Non più semplici, però, specialmente se dall'altre parte della scrivania c'era Boniperti, un dirigente con cui non era comodo trattare. Spesso la cifra era già scritta e non c'erano molti margini. Dopo il mondiale del 1982, i tre alfieri azzurri (con Rossi, Gentile e Tardelli) parlarono del contratto ma non ci fu verso di ottenere 10 milioni. Boniperti, nonostante avesse di fronte i campioni del mondo, non fa una piega. Accetta la richiesta... a metà. Quei 10 milioni li avranno, ma solo come premi vittoria. E loro... vinceranno.