Osvaldo suona il rock: “Il calcio? Troppe regole, sono felice così”

Osvaldo suona il rock: “Il calcio? Troppe regole, sono felice così”

Da “striker” a “rocker”. Osvaldo ha trovato la sua dimensione. Suona e canta nei bar di Barcellona con la sua band. Si è ritirato a 30 anni e non rimpiange la scelta. Anzi. Troppe regole e stress per lui nel calcio.

di Redazione Il Posticipo

Osvaldo suona il rock. Contaminato dal sound sudamericano. E il calcio? Un ricordo. Il pallone ha dato tantissimo all’ex attaccante di Bologna, Fiorentina, Roma, Juventus e Inter, ma il suo animo non è esattamente da sportivo. Il ragazzo si è sempre sentito più “rocker” che “striker” e ha lasciato il mondo del pallone giovanissimo, ma con un conto in banca sufficiente per potersi dedicare alle proprie passioni. La chitarra la band. Cosa fa adesso Osvaldo? L’ha scovato il Sun: è il cantante del gruppo rock Barro Biejo a Barcellona. E l’ha intervistato.

STRESS- Osvaldo ha una band di amici musicisti: una relazione artistica in piena conformità con il personaggio. Li ha conosciuti in un bar, ai tempi in cui giocava nell’Espanyol. La loro attività? Serate nei vari locali che li ospitano. Una scelta compiuta a 30 anni, quando ancora avrebbe potuto giocare e strappare ingaggi milionari. Una follia? Osvaldo spiega: “La gente non capisce, pensa sia pazzo. Ho semplicemente seguito la mia passione. È una vita molto diversa dalla routine quasi militare che c’è nel calcio. Un calciatore professionista è ben retribuito, ma è perennemente sorvegliato dal club e sotto pressione. Non devi bere, non puoi fumare, si deve seguire un regime alimentare preciso”. Troppo stress insomma. Anche perché storicamente Osvaldo è restio alle regole.

REGOLE – Del resto la disciplina ha spesso condizionato la sua carriera: licenziato dal Boca, allontanato dal Southampton, ha avuto problemi anche a Roma e con l’Inter. “Non sono fatto per le regole, mi piace essere libero. Sono orgoglioso della mia carriera e devo tutto al calcio, ma nel calcio devi vivere una vita che non è reale. Hai un prezzo, un valore. È pazzesco. Se sei bravo, vali 50 milioni e se non sei bravo non vali niente. Se segni un gol sei Dio e se non lo fai sei uno scarto. Ti chiedono il massimo ma non gliene frega niente se sei un bravo ragazzo o no, o se hai dei sentimenti. E io sono una persona sensibile. Ero stanco, stavo impazzendo e ho deciso di vivere la vita del musicista. Da quando ho lasciato il calcio e non mi sento più pesante. Mi sento libero e rilassato. Sono felice”. Una dichiarazione che in fondo…suona bene.

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