Occhio o Guardiola…si arrabbia: “Non voglio che i miei dribblino 4 giocatori: devono giocare semplice”

Quest’anno, il campionato inglese è molto più competitivo ma non bastano i problemi esterni: c’è qualche questione anche all’interno del City e Pep deve imporre di nuovo la sua filosofia.

di Redazione Il Posticipo

Bella la Premier League. Bello essere considerati tra i migliori allenatori al mondo. Ma anche in queste condizioni la vita non è tutta rose e fiori. “Mi piace essere qui, mi piace molto la società. Sono circondato da amici che lavorano molto bene e con i quali ho un buon legame. La Premier è un campionato incredibile e ho ancora voglia di allenare”. Queste le parole sulla sua permanenza in Inghiltera di Pep Guardiola, che sta cercando di riprendersi il titolo in Inghilterra con il Manchester City. Quest’anno, il campionato è molto più competitivo ma non bastano i problemi esterni: c’è qualche questione anche all’interno della squadra e Pep deve imporre di nuovo la sua filosofia.

IL CAMPIONATO – L’allenatore dei Citizens è stato intervistato da DAZN e ha parlato un po’ della struttura della squadra commentando, fondamentalmente, l’epoca di passaggio in cui il club si trova, visto che negli ultimi due anni se ne sono andati giocatori importanti come Kompany e Silva e quest’anno lasceranno Agüero e Fernandinho. “È un campionato molto impegnativo in termini di intensità fisica ma soprattutto per numero di partite e situazioni avverse. Ma la VAR ha cambiato tutto. Prima era più “gioca, gioca” e ora è diventato più simile all’Europa”. Europa dove, giova ricordarlo, il catalano ha vinto tutto con il Barcellona per poi andare a dominare in Germania con il Bayern.

COSE SEMPLICI – Ma la cosa che preoccupa Guardiola non è affatto il cambiamento del calcio inglese introdotto dalla VAR. Il fatto che la Premier si avvicini ai campionati europei fa anche comodo allo spagnolo, ma la squadra non deve dimenticare la sua filosofia. E visto che all’inizio della stagione le cose non sono andate come voleva Pep, ora il catalano vuole riprendere la situazione in mano. “Voglio che facciano le cose semplici, che alla fine sono le più difficili da fare. Passare bene la palla, prendere buone decisioni. Non sto chiedendo loro di dribblare quattro giocatori o di segnare 50 gol a stagione“. Insomma, più tiki-taka e meno individualismo: la solita vecchia bibbia di Guardiola. Un qualcosa che sembra strano sentire ripetere in una squadra dove allena da quasi 5 anni.

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