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Oblak e la solitudine dei numeri uno: “All’Atletico non parlavo con nessuno, nemmeno con Simeone”

(Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Dal 2014 ad oggi i Colchoneros si sono messi nelle mani di Jan Oblak con ottimi risultati, i suoi inizi in Spagna però non sono stati dei migliori. A distanza di molti anni il portiere sloveno ha rivelato come si sia sentito nei primi mesi della...

Redazione Il Posticipo

Il portiere nasce e muore solo, sportivamente parlando. Jan Oblak, in Spagna, ha vinto il trofeo Zamora in quattro occasioni, ma la sua esperienza non è stata sempre tutta rose e fiori: l'estremo difensore ha vuotato il sacco, come riporta AS, a distanza di anni dall'estate 2014, quando la sua carriera era appena cominciata.

BRUTTO INIZIO - Nei suoi primi mesi in Spagna, Oblak non parlava con nessuno. Si sentiva solo e triste anche perché la pressione si era fatta sentire. Doveva sostituire Courtois. Il rendimento è stato condizionato da un infortunio all'anca. "L'inizio è stato complicato per me. Mi sono fatto subito male, al mio posto ha giocato Moya. Sono rimasto in disparte e non ho parlato con nessuno, nemmeno con Simeone".

SENZA PAROLE - Nel giorno dell'esordio di Oblak in Champions, i colchoneros sono stati battuti dall'Olympiakos (3-2 ad Atene). Dopo quella serataccia, lo sloveno è rimasto fuori per 6 mesi: "Ero arrivato da poco, conoscevo lo spagnolo da poco e non lo padroneggiavo. Mi serviva tempo. Aveva già sentito i primi dubbi su di me. Mi sono ritrovato da solo ed ero triste". Lo sloveno è stato protagonista per la prima volta nel ritorno degli ottavi di Champions contro il Bayer Leverkusen al Vicente Calderon subentrando al posto di Moya infortunato.

RIVINCITA - La qualificazione si è giocata ai calci di rigore: lo sloveno è stato decisivo in tre occasioni regalando il pass per i quarti. Oblak ha tenuto duro all'epoca: "Sapevo che il momento sarebbe arrivato. Volevo mostrare a tutti che si sbagliavano e ci sono riuscito". Lo sloveno chiede pazienza anche quando parla dell'Atletico di oggi: "Ci sono stati molti cambiamenti. Non c'è più la base solida che c'è stata negli ultimi sette anni. Gli inizi sono spesso complicati". E lui lo sa bene...