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Nzonzi è già… in Qatar: “Nazionale? Come la droga. Mi sento ancora calciatore non sono qui in vacanza”

ROME, ITALY - MARCH 31:  Steven Nzonzi of AS Roma reacts during the Serie A match between AS Roma and SSC Napoli at Stadio Olimpico on March 31, 2019 in Rome, Italy.  (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Il centrocampista campione del mondo del 2018, ha parlato usando un paragone un po' forte della sua esperienza in nazionale e nel paese che ospiterà i prossimi mondiali. 

Redazione Il Posticipo

Nzonzi è già in Qatar. Non come convocato da Deschamps, ma come giocatore di calcio nel campionato locale. Il centrocampista campione del mondo del 2018, in una intervista rilasciata all'ouest france ha parlato  usando un paragone un po' forte della sua esperienza in nazionale e nel paese che ospiterà i prossimi mondiali.

NAZIONALE - Nzonzi non veste la maglia dei blues dall'ultima sconfitta maturata con la Finlandia. Uno 0-2 del 2020. "Se ci penso mi arrabbio ancora. Alcuni non capiscono perché sia così frustrante perdere nonostante nella mia carriera abbia vinto la Coppa del Mondo. Io sono e resto un agonista. Dopo i Mondiali il mio rapporto con la nazionale è cambiato, mi manca, ho bisogno di quella pressione. Per certi versi è un po' come la droga. Quando provi certi tipi di sensazioni vuoi riviverle il più spesso e il prima possibile. È qualcosa che mi manca".

ESPERIENZA - Il Qatar è stata una scelta meditata. "Sono arrivato a un punto della mia carriera in cui avevo voglia di provare delle nuove esperienza. Sto avanzando di età, e anche se mi sento ancora bene fisicamente, arrivo da un periodo difficile dal punto di vista fisico e anche il Covid mi ha lasciato qualche segno. Qui ci sono solo due squadre particolarmente competitive. Il Duhail e l'Al Sadd che dominano il campionato. Noi dell'Al Rayyan non siamo praticamente mai riusciti ad allenarci tutti insieme. E fisicamente abbiamo pagato la situazione venutasi a creare, trovandoci sempre indietro dal punti di vista fisico ai nostri avversari.  ci ho sempre trovato al di sotto dei nostri avversari. Sulla carta è vero che c'è una buona rosa, ma non basta avere buoni giocatori, serve anche altro".

SCELTA DI VITA - L'idea di giocare in Qatar è stata catalogata come la classica scelta di vita. "Sto bene fisicamente e non sono venuto qui per una vacanza. Non è nella mia mentalità. Do sempre il massimo. Resto un calciatore a tutti gli effetti. E sono sempre molto competitivo. Non importa dove, si giochi, non c'è mai un campionato facile anche se qui il clima influisce moltissimo sull'intensità. Nessuno pretende 50 scatti a partita".