Nouri e l’importanza del defibrillatore in campo

Nouri e l’importanza del defibrillatore in campo

Tragedia sfiorata. Nouri, il giovanissimo calciatore dell’Ajax collassa in campo. Salvo grazie all’intervento del defibrillatore. Fosse successo in Italia?

di Luigi Pellicone

Minuto 72 dell’Amichevole fra Ajax e Werder Brema: Abdelhak Nouri, olandese di origini marocchine, si accascia al suolo, lontano dall’azione. Il ragazzo in forza ai lancieri è colpito da aritmia, collassa in campo. Una scena terribile   https://youtu.be/mX-hP-IBNac

I SOCCORSI

Flashback da togliere il fiato: Foe, Puerta, Morosini. Per fortuna, quesa volta il finale sembra diverso. Si scrive di un dramma, ma non di una tragedia. Il ragazzo è ancora vivo. Lotta in terapia intensiva. Se, però, ha anche una sola possibilità di vincere la partita più importante della propria vita è grazie al sangue freddo di chi lo ha soccorso e alla presenza del defibrillatore. I medici hanno praticato al ragazzo un massaggio cardiaco. Quindi hanno acceso il defibrillatore. 20 lunghissimi minuti di intervento. Grazie alla macchina, il cuore di Nouri si è stabilizzato. Trasportato in elicottero in ospedale, le condizioni sono “serie” ma stabili. 1200 secondi che gli hanno, forse, salvato la vita. Se Nouri racconterà questa avventura, è grazie a chi ha saputo mantenere i nervi saldi e alla presenza del DAE a bordo campo.

Nouri soccorso in campo: l’operazione durerà 20 minuti

IL DEFIBRILLATORE SALVA LA VITA

Il defibrillatore automatico è l’unico trattamento per avere qualche speranza di sopravvivere a un arresto cardiaco causato da fibrillazione ventricolare o atriale. Funziona così: gli elettrodi adesisivi generano delle scariche elettriche che possono ristabilire un battito cardiaco regolare. Le attrezzature più moderne, in particolare, sono in grado di effettuare automaticamente un esame cardiaco e regolare l’intensità delle scariche da utilizzare, sino a fornire anche indicazioni vocali sulla procedura di utilizzo. Ecco perchè l’utilizzo del DAE è paragonabile a quello di un estintore in caso di incendio. Gli studi scientifici lo confermano: la possibilità di salvare un individuo colto da arresto diminuisce del 10% con il passare di ogni minuto.

E SE FOSSE SUCCESSO IN ITALIA?

In Italia i controlli per il rilascio di certificato di attività agonistica sono sempre stati molto scrupolosi. Anche più che in altri paesi. Nella prevenzione medica , siamo un paese all’avanguardia. Nell’emergenza pratica invece, no. Il caso Morosini, in questo senso, è stato uno spartiacque. Il 20 luglio del 2013 entra in vigore il decreto Balduzzi: obbligo per tutte le società sportive di dotarsi, durante le partite e gli allenamenti, di un defibrillatore e di un personale adeguatamente formato. L’ultima scadenza per mettersi in regola è il 20 luglio 2016. Esiste, però, un vuoto normativo: ogni Regione ha il proprio decreto, quindi può decidere la sanzione da applicare a chi non rispetta la legge. In soldoni, perchè di questo si tratta, la multa è variabile. Molto più pesante, invece, cosa può accadere a chi è in campo. Il responsabile dell’associazione “negligente” può essere accusato di omicidio colposo. Ok. Questa è la teoria. La prassi riguarda l’oggettività: è evidente che non esista peggiore sanzione che la morte di uno sportivo. Dotarsi di un DAE è come mettersi il casco, o allacciare le cinture di sicurezza. Può salvare la vita.

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