“Non ho più nulla, mi hanno tolto tutto”: Hakan Sukur, da stella del pallone ad autista di Uber

“Non ho più nulla, mi hanno tolto tutto”: Hakan Sukur, da stella del pallone ad autista di Uber

Dai grandi campionati a un lavoro modesto, lontano da casa. Potrebbe essere una storia come tante, ma quella che Hakan Sukur racconta al Welt am Sonntag è tutta un’altra faccenda. L’ex attaccante è dovuto andare via dal suo paese per contrasti con Erdogan. Ora vive a Washington, fa l’autista per Uber e vende libri.

di Redazione Il Posticipo

Dai grandi campionati a un lavoro modesto, lontano da casa. Potrebbe essere una storia come tante, di un giocatore che, come accaduto a parecchi colleghi, non ha saputo tenersi strette le ricchezze che il calcio gli ha regalato. E invece no, perchè quella che Hakan Sukur racconta al Welt am Sonntag è tutta un’altra faccenda. L’ex attaccante di Torino, Inter e Parma, medaglia di bronzo ai mondiali 2002 con la Turchia, è dovuto andare via dal suo paese. Contrasti con Erdogan, che lo hanno costretto a reinventarsi altrove. Negli Stati Uniti, più precisamente a Washington. Dove ora, per guadagnarsi da vivere, fa l’autista per Uber e vende libri.

ROTTURA – In Turchia non può più tornare, è un indesiderato. E anche trovare una nuova attività non è stato semplice. “Non ho più nulla. Erdogan mi ha tolto tutto, la libertà, il diritto di parola, le certezze economiche”. E dire che la sua carriera politica è stata proprio nel partito del presidente, l’AKP, nelle cui fila è stato eletto in Parlamento. E all’inizio sembrava tutto rose e fiori, poi però… “Il partito mi ha invitato, per beneficiare della mia fama. Poi sono cominciati i problemi”. Con le dimissioni, avvenute nel 2013 in seguito a uno scandalo di corruzione, si rompono anche i rapporti con l’uomo forte di Ankara. E improvvisamente, cambia tutto.  A pagarne le ripercussioni all’inizio è la famiglia. “Tiravano pietre al negozio di mia moglie, minacciavano i miei figli per strada”.

PROBLEMI – Meglio espatriare, anche a costo di essere lontano dai genitori: “Quando me ne sono andato, hanno arrestato mio padre. E tutto ciò che avevo è stato confiscato”. Ora papà Sukur è agli arresti domiciliari, perchè malato di cancro. Così come sua madre. “È un momento molto difficile per loro, hanno anche problemi economici”. Nel 2016 per l’ex interista arriva anche l’accusa di aver preso parte al fallito golpe. E persino negli USA le cose non sono iniziate bene. “Avevo una caffetteria, ma venivano persone strane e suonavano musica nazionalista turca”. Per non parlare di un ragazzo che si è fatto un selfie con lui. “Quando è tornato in Turchia gli hanno trovato la foto nel telefono e lo hanno messo in carcere”. Nonostante tutto questo, però, Sukur ha un messaggio per Erdogan: “Deve diventare il presidente di cui la Turchia ha bisogno. Tornare alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani”. Nel frattempo, per lui, niente più calcio. Solo un lavoro “normale” in una vita che così normale però non può essere…

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