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Hakan Sukur, 50 anni da “esule”: da stella ad autista di Uber

7 Jan 2001:  Hakan Sukur of Inter celebrates with Clarence Seedorf after scoring his goal during the AC Milan v Inter Milan Serie A match played at the Guiseppe Meazza in Milan, Italy. Digital Image. Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

L'ex attaccante è dovuto andare via dal suo paese per contrasti con Erdogan. Ora vive a Washington, fa l'autista per Uber e vende libri.

Redazione Il Posticipo

Dai grandi campionati a un lavoro modesto, lontano da casa. Potrebbe essere una storia come tante, di un giocatore che, come accaduto a parecchi colleghi, non ha saputo tenersi strette le ricchezze che il calcio gli ha regalato. E invece no, perchè quella che Hakan Sukur, che compie 50 anni,  è tutta un'altra faccenda.  Come ha raccontato tempo fa al  ‘Welt am Sonntag’  l'ex attaccante di Torino, Inter e Parma, medaglia di bronzo ai mondiali 2002 con la Turchia, è dovuto andare via dal suo paese. Contrasti con Erdogan, che lo hanno costretto a reinventarsi altrove. Negli Stati Uniti, più precisamente a Washington. Dove ora, per guadagnarsi da vivere, fa l'autista per Uber e vende libri.

ROTTURA - In Turchia non può più tornare, è un indesiderato. E anche trovare una nuova attività non è stato semplice. "Non ho più nulla. Erdogan mi ha tolto tutto, la libertà, il diritto di parola, le certezze economiche". E dire che la sua carriera politica è stata proprio nel partito del presidente, l'AKP, nelle cui fila è stato eletto in Parlamento. E all'inizio sembrava tutto rose e fiori, poi però... "Il partito mi ha invitato, per beneficiare della mia fama. Poi sono cominciati i problemi". Con le dimissioni, avvenute nel 2013 in seguito a uno scandalo di corruzione, si rompono anche i rapporti con l'uomo forte di Ankara. E improvvisamente, cambia tutto.  A pagarne le ripercussioni all'inizio è la famiglia. "Tiravano pietre al negozio di mia moglie, minacciavano i miei figli per strada".

PROBLEMI - Meglio espatriare, anche a costo di essere lontano dai genitori: "Quando me ne sono andato, hanno arrestato mio padre. E tutto ciò che avevo è stato confiscato". E persino negli USA le cose non sono iniziate bene. "Avevo una caffetteria, ma venivano persone strane e suonavano musica nazionalista turca". Per non parlare di un ragazzo che si è fatto un selfie con lui. Quando è tornato in Turchia gli hanno trovato la foto nel telefono e lo hanno messo in carcere. Adoro il mio paese. E chiedo a Erdogan di diventare il presidente di cui la Turchia ha bisogno. Tornare alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani".