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“No era penal!” – Il Messico continua a protestare…per un rigore dello scorso mondiale!

Un mondiale fa il Messico veniva sconfitto dall’Olanda agli ottavi di finale grazie all’assegnazione di un calcio di rigore più che dubbio. E dopo quattro anni, i messicani continuano a protestare. Ironia o preparazione psicologica?

Redazione Il Posticipo

È successo tante volte e tante altre succederà. Con o senza VAR. Le polemiche, potrà sembrare strano, fanno parte del calcio da sempre ed entrare in un bar il giorno dopo una partita senza sentire frasi tipo “era fuorigioco”o “non era rigore” farebbe davvero uno strano effetto. Gli episodi senza dubbio più discussi sono quelli arbitrali e, per eccellenza, quelli che riguardano l’assegnazione o meno di un calcio di rigore. È successo tante volte, anche ai mondiali. Per esempio, il 29 giugno 2014 è stato concesso un calcio di rigore all’Olanda contro il Messico e sul fallo di Rafa Marquez di dubbi ce ne erano molti. Sono passati ormai quattro anni ma gli striscioni e i meme riguardo l'ormai celebre frase “no era penal”, tra i messicani, ancora non passano di moda.

QUATTRO ANNI DOPO - Alcuni sostenitori della Tricolor hanno portato in Russia degli striscioni a tema. E uno di questi addirittura conta i giorni passati dal fatidico rigore calciato da Klaas Jan Huntelaar, e recita: “giorno 1449 – Non era rigore”. In onore, forse, di chi giorno dopo giorno su Twitter ha ripetuto la frase fino allo sfinimento. Ricevendo, nel terzo anniversario del rigore che rigore non era, addirittura la risposta dell'account ufficiale della Federazione Olandese. E gli Oranje, naturalmente sostengono che...era penal! Insomma, in Messico, dopo quattro anni esatti, il rancore nei confronti dell’arbitro portoghese Pedro Proença ancora non passa. Anzi, ora il risentimento si mescola all’adrenalina per la qualificazione del Messico agli ottavi di finale.

DA ROBBEN A NEYMAR - Dopo quattro anni, il Messico torna infatti tra le prime sedici squadre del mondo. Ora però bisogna cercare di mantenere il sangue freddo ed evitare di avvicinarsi troppo agli avversari in area. Se nella scorsa edizione del mondiale brasiliano il rigore è stato fischiato per un presunto volo d'angelo di Robben, Guardado e compagni dovranno stare ancora più attenti: stavolta c’è Neymar. Che più che del suo talento, quest’estate ha deciso di far parlare dei suoi tuffi. E se lo fanno Capello e Matthaus, qualcosa di vero ci sarà pure. Alla difesa centramericana verranno dunque richiesti gli straordinari. Il problema è che in un momento di appannamento non potranno prendersi neanche una pausa caffè per riprendersi. Il reparto avanzato del Brasile non lo permette. Il timore è che tra quattro anni possa essere ricordato Firmino come oggi si ricorda Huntelaar. E Neymar, evidentemente...già studia da Robben.