Sciopero degli arbitri? Si salvi chi può…

Sciopero degli arbitri? Meglio non ironizzarci troppo. L’associazione può paralizzare il campionato: pensateci bene. Sono gli unici insostituibili…

di Luigi Pellicone

La serie A trema. Nicchi è stato chiaro. Fra ritardo nei rimborsi spese, dichiarazioni troppo avventate e violenze subite, gli arbitri potrebbero minacciare lo sciopero. Calma. Ragioniamo. Non è mai stato semplice dirigere le partite di calcio. Specialmente negli ultimi tempi. Il rettangolo di gioco è un “grande fratello” vivisezionato dalle telecamere. L’aggiunta della tecnologia in campo aiuta, ma guai a sbagliare perché si raddoppiano critiche, malumori, demagogia e dietrologie. Quanto basta, insomma per minacciare lo sciopero. Ohibò, una partita senza arbitro? Impossibile. A pensarci bene sono gli unici insostituibili fra chi scende in campo. Si può fare a meno dell’attaccante da venti gol, del portiere para tutto e del difensore roccioso e del cervello in campo. Ma come si fa senza giudice di gara?

IN PORTOGALLO – In Portogallo è successo qualcosa del genere. Settanta fischietti su una rosa di settantatré hanno incrociato le…labbra. A dirla tutta, si sono appellati al diritto di “malattia”. Una protesta singolare ma efficace: stress. Prosciugati dalle pressioni, divorati da proteste, sospetti e maldicenze. Tante troppe insinuazioni sull’operato. La Lega lusitana ha impedito lo sciopero ma cosa sarebbe successo? Beh, la soluzione era originale quanto discutibile. Avrebbero arbitrato i…calciatori. Anzi, i capitani, sorteggiati come fossero fischietti.

E IN ITALIA? – In Italia una situazione del genere non è neanche minimamente immaginabile. Nel paese che vive e si nutre della dietrologia e della cultura del sospetto, alimentata anche dagli scandali del calcioscommesse e da calciopoli, è impensabile che i calciatori possano arbitrare. Le rivalità sono troppo sentite. Il campanilismo altissimo: non serve spingersi troppo in là con la fantasia. Ipotetiche designazioni arbitrali. Bonucci per la Juventus. De Rossi per la Lazio. Lulic per la Roma e così via. Come prendere un nido di vespe, scuoterlo a mani nude e poi vediamo cosa accade. La sensazione è che le polemiche divamperebbero a tal punto da spingere i dirigenti a pregare gli arbitri a ripensarci. Ecco appunto: forse è solo questione di sportività. Basterebbe accettare la svista alla stregua di un errore del calciatore. Impossibile, altrimenti che tifosi sarebbero?

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