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Nappi e la Cina: “Alleno per passione. Coronavirus? Allarmismo esagerato”

L'ex attaccante del Genoa ha cambiato vita dopo molte stagioni in Italia da calciatore e da allenatore. Marco Nappi ha trovato la felicità nell'Estremo Oriente.

Redazione Il Posticipo

Non è mai troppo tardi per rifarsi una vita: la storia di Marco Nappi lo insegna. L'ex giocatore del Genoa  è un uomo felice grazie alla sua nuova esperienza in  Oriente e, nel momento in cui la Cina, complice il Coronavirus, è finita sulle pagine di tutti i giornali che sta spaventando il mondo, ha detto la sua ai microfoni di TMW RADIO.

NUOVA VITA - Nappi ha raccontato la sua nuova avventura come tecnico dell'Inner Mongolia: "È nata dopo la delusione di Livorno dove non sono stato riconfermato. Sono stato mandato in D e ho deciso di contattare un'associazione con due ragazzi cinesi per andare al college in Oriente.  Quando sei in campo è sempre la stessa cosa. Il mio staff è tutto cinese, ma ho un mio traduttore, un ragazzo che parla anche italiano".

CORONAVIRUS - L'ex attaccante ha detto la sua sull'epidemia di coronavirus che sta creando preccupazione: "L'accademia era chiusa fino al 17 gennaio per il capodanno cinese. Sarei dovuto partire l'8, ci hanno detto di aspettare. Ogni giorno gli comunichiamo dove siamo e le nostri condizioni. Per me questo allarmismo è esagerato, nella nostra città c'è stato un caso su 11 milioni di abitanti. 

PROSPETTIVE -". Nappi ha parlato della difficoltà di un calcio che non cresce nonostante tanti investimenti: "Hanno iniziato a giocare tardi a calcio e tatticamente sono disordinati. Però sono grandi lavoratori, instancabili. Dalle 6 di mattina alle 6 e 50 dobbiamo fare solamente tecnica su ordine di Pechino. Poi i ragazzi vanno a scuola e ci sono altre sedute durante la giornata. A noi ci fanno scrivere report giornalieri e settimanali da mandare a Pechino. Qui abbiamo strutture davvero incredibili ma i calciatori vengono solo per il conto in banca. Girano cifre incredibili. Molti fanno una scelta di portafoglio. Il mio caso è diverso, io ho scelto la Cina per una cifra bassa". E soprattutto per una questione di cuore.