Il pagellone di fine anno – Napoli, fatto 99, non ancora 100

Mandiamo in archivio il 2017 con le pagelle dell’anno di calcio che sta terminando. Per il Napoli è stato l’anno della consacrazione assoluta, che però si è concluso senza portare a casa nulla. La squadra più bella non ha sempre ballato.

di Redazione Il Posticipo

Il miglior gioco d’Europa, il miglior tridente d’Europa, uno dei migliori allenatori d’Europa. Potremmo parlare del Manchester City di Guardiola e invece no, ci riferiamo a un miracolo tutto italiano che però ha entusiasmato gli appassionati di calcio un po’ ovunque. Il Napoli di Sarri e De Laurentiis termina il 2017 con un rullino di marcia invidiabile. Più punti di tutte nell’anno solare in Italia e i complimenti di mezzo mondo. Eppure…bacheca vuota. Un qualcosa da migliorare assolutamente, per rendere questa favola a lieto fine.

10 – Marek Hamsik

In realtà sarebbe 17, come il suo numero di maglia, o 117, come le reti con cui ha superato Diego Armando Maradona nella classifica dei migliori marcatori di sempre del Napoli. Non è forse stato il miglior anno di Hamsik sotto il Vesuvio, ma di certo il capitano è il simbolo di questa squadra e della crescita esponenziale che ha avuto nel corso degli ultimi campionati. Un 10… ad honorem.

9 – 99 punti

Ad un passo dalla cifra tonda e, di conseguenza, dalle vittorie. Il 2017 in sè è stato pressoché perfetto, ma, combinato con la metà iniziale dello scorso campionato, non ha portato a Napoli l’argenteria. Un peccato, perché vista la cavalcata degli uomini di Sarri un trofeo sarebbe stato particolarmente meritato. Ma c’e un 2018 che scalpita per portare soddisfazioni ai tifosi.

8 – Il tridente

Insigne, Mertens e Callejon, un trio ormai perfettamente rodato ed in grado di spaventare le difese di tutta Europa. Il 2017 è stato il grande anno del tridente partenopeo, soprattutto grazie alle prestazioni sopra la media di Mertens, scopertosi centravanti letale, e di Insigne, che si è finalmente consacrato come uno dei maggiori talenti del calcio italiano. Unico neo? L’insostituibilità di tutti e tre. Nei meccanismi perfetti del Napoli, se salta un ingranaggio sono dolori.

7 – Maurizio Sarri

Media perfetta tra il nove per quanto fatto vedere sul campo dal suo Napoli e un bel cinque per quello che riguarda la gestione esterna al rettangolo di gioco. Sarri è certamente un tecnico preparato, che attinge dalla sua esperienza nelle serie minori per portare una cultura del lavoro al limite dell’ossessivo. Deve però migliorare per ciò che riguarda il “contorno“, compresi i rapporti con i media, evitando di cadere in polemiche che spesso non hanno contribuito a mantenere sereno un ambiente in cui invece si stava lavorando molto bene.

6 – Pepe Reina

Croce e delizia della tifoseria partenopea, il portiere è stato protagonista di un anno che ha visto parecchi alti e bassi da parte sua. In campo è stato spesso decisivo e altrettante volte francamente rivedibile, mentre, per quel che riguarda la sua permanenza a Napoli e la situazione contrattuale, si è invischiato in una polemica con la società che ha creato il concreto rischio di vederlo lasciare la maglia azzurra in estate e che potrebbe ripetersi a gennaio 2018. Si può decisamente fare di meglio.

5 – Il mercato

Nulla di realmente memorabile è arrivato dalle sessioni di mercato del 2017. Vero, come afferma il presidente, che questo Napoli e difficilmente migliorabile, ma l’intersecarsi delle scelte di Sarri (che difficilmente inserisce giocatori in corsa) e di quelle di De Laurentiis (che a volte si incaponisce e regala al tecnico calciatori non esattamente da lui richiesti) ha portato ad arrivi a Castel Volturno che hanno aggiunto poco al valore tecnico complessivo all’undici titolare dei partenopei.

4 – Le coppe

Non tanto la Champions 2016/17, in cui gli azzurri sono stati eliminati (senza demeritare) dal Real Madrid che poi ha vinto la coppa. La prestazione da dimenticare è stata quella europea della seconda metà dell’anno, in cui un Napoli che poteva tranquillamente ambire agli ottavi ha sottovalutato (o snobbato?) l’impegno continentale, arrivando terzo nel suo girone e “regalandosi” un inizio 2018 di Europa League che potrebbe togliere ancora più energie alla squadra.

3 – I desaparecidos

Tre, esattamente quante le partite giocate da Lorenzo Tonelli nel corso del 2017. Ma il discorso si potrebbe estendere anche a Giaccherini e Maksimovic, quasi mai chiamati in causa e sicuramente deprezzati anche sul mercato. Una gestione della rosa che lascia qualche perplessità, forse uno dei punti su cui Sarri dovrà maggiormente lavorare nel prossimo anno.

2 – La sfortuna di Milik

La fortuna è cieca, ma la jella ci vede benissimo. Almeno nel caso di Arkadiusz Milik, che del suo 2017 ne ha praticamente passato gran parte in infermeria. Nella prima metà dell’anno si è ripreso dall’infortunio di fine 2016, tentando di rientrare nelle rotazioni di Sarri. A ottobre il bis, con un altro stop che lo rimanda direttamente al 2018, sperando che la sfortuna lo lasci finalmente in pace.

1 – Il turnover

Il grande cruccio di Maurizio Sarri. Tra il tecnico e le rotazioni programmate c’è un odio reciproco. Giocare ogni tre giorni e dosare le energie è ciò che probabilmente è riuscito peggio nel 2017 all’allenatore del Napoli. Le conseguenze sono state la precoce eliminazione in Champions League e qualche punto di troppo perso nelle due metà di campionato. Ok i titolarissimi, ma nel calcio moderno si gioca in 22.

0 – I trofei vinti

Tutto molto bello, ma alla fine la bacheca resta vuota. Il rischio per questo Napoli è quello di rimanere nei libri di storia del calcio come una delle grandi squadre incompiute, capace di entusiasmare pubblico e la critica, ma non in grado di portare a casa successi e riconoscimenti. A Castel Volturno lo sanno e cercheranno di invertire il trend già a partire dal 2018, per trasformare questo zero in un bel dieci.

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