Mourinho…poliglotta per Son: “È importante comunicare con i giocatori, quindi sto imparando il coreano”

Il mestiere dell’allenatore? Comunicare. Certo, un tecnico deve dare alle sue squadre un’identità, instillare idee di gioco, trasmettere motivazione, ma non può certo farlo senza doti comunicative. Ecco perchè Mourinho sta facendo qualcosa di molto…Special per far rendere al massimo Son.

di Redazione Il Posticipo

Il mestiere dell’allenatore? Comunicare. Certo, un tecnico deve dare alle sue squadre un’identità, instillare idee di gioco, trasmettere motivazione, ma non può certo farlo senza doti comunicative. Da questo punto di vista, Josè Mourinho è davvero…Special. Il portoghese ha allenato in molti paesi diversi e la sua collezione di lingue continua ad aumentare. C’è ovviamente la sua lingua madre, a cui nel corso degli anni ha aggiunto anche il catalano, l’inglese, l’italiano e lo spagnolo e il francese, anche se non ha mai diretto una squadra in Ligue 1. Ma come ha spiegato durante la presentazione del documentario di Amazon sul Tottenham, ora ha di fronte un’altra sfida.

COREANO – Come spiega il Sun, lo Special One ha sottolineato quanto sia fondamentale far sì che tra tecnico, staff e calciatori ci sia la massima comprensione linguistica. E a volte bisogna anche lanciarsi in avventure magari impreviste. “La comunicazione è molto importante. Quando sono con il gruppo, devo usare la lingua del paese in cui alleno, in modo che capiscano tutti. Si tratta di rispetto nei confronti del club. Nella serie vedrete un gruppo di allenatori portoghesi che parlano nella loro lingua, anche se adesso abbiamo aggiunto un inglese come Ledley King. E per quello che riguarda i giocatori, mi lancio a capofitto nella loro lingua madre. Ecco perchè sto imparando il coreano”. Per la gioia di Son, che forse non è ancora molto ferrato nella lingua di Sua Maestà.

VITTORIE – Parlando del documentario, Mou sottolinea come il Tottenham sia un club che nel corso degli anni è molto cresciuto. Ma ora manca l’ultimo step. “Sin da quando sono arrivato in Inghilterra nel 2004 ho avuto sempre la stessa percezione del Tottenham: un grande club, con molti tifosi e tanti buoni giocatori. Nella mia seconda esperienza in Premier League ho assistito a un’evoluzione, in cui il club si è dotato del migliore stadio del mondo. E penso che abbiamo anche ottimi calciatori, che vogliono vincere trofei. Alcuni di loro lo hanno già fatto, come Lloris, che ha vinto il mondiale. Ma farlo con questo club è un sogno, è speciale. Lo scorso anno ci sono andati vicino in Champions League, quindi la sfida ora è di riuscirci”. E chissà che qualche urlo dei suoi in coreano…non aiuti.

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