Mourinho amaro: ” La squadra è stata pigra nel pressing. Abbiamo bisogno di un attaccante”

Mourinho amaro: ” La squadra è stata pigra nel pressing. Abbiamo bisogno di un attaccante”

Un Tottenham spento esordisce nel peggiore dei modi in Premier.

di Redazione Il Posticipo

Un Tottenham spento esordisce nel peggiore dei modi in Premier. Sconfitta in casa contro l’Everton apparso nettamente più in palla: la squadra di Ancelotti è apparsa molto più tonica e organizzata rispetto agli spurs incapaci di esprimere appieno le loro qualità. Il tecnico portoghese ha parlato in conferenza stampa e le sue parole sono riportate da Football London.

PIGRO – La forma fisica è stata una delle chiavi dell’incontro. “Ho parlato di pressing pigro e questo ha creato squilibrio in squadra. Alcuni giocatori non sono in forma perchè non hanno avuto modo di fare la preparazione estiva. La preseason è stata difficile, comunque faccio i complimenti ad Ancelotti per la vittoria. Adesso serve motivare i ragazzi. Non c’è molto tempo per pensare abbiamo subito una partita da dentro o fuori. Non abbiamo tempo per piangere e lamentarsi”. Manca brillantezza. “Abbiamo avuto problemi con dei giocatori in quarantena a causa del covid, ma non dirò chi sono. Poi ci sono state le nazionali. È stato un pre-campionato difficile e non potevo certo aspettarmi che  i miei giocatori fossero agili e scattanti, anche se mi aspettavo di più da loro individualmente e come squadra”.

LAVORO – Urge comunque migliorare. “La squadra non mi è piaciuto, così come non gradisco che tanti direttori di gara permettano a un calciatore di spostare di quattro o cinque metri il pallone da dove dovrebbe essere nel momento in cui calciano una punizione. Posso lamentarmi perché questo permette di creare occasioni da gol. Ibn ogni caso, nel secondo tempo siamo stati pessimi dopo aver subito il gol. La squadra è mancata clamorosamente di intensità. Abbiamo bisogno di un attaccante ma non è per questo motivo che abbiamo perso la partita. La responsabilità della sconfitta ricade prima sulle mie spalle. E poi su quelle di chi è sceso in campo”.

 

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