Mou, una confessione… molto Special: “Non so pulire, non so stirare, non so cucinare: ovvio che vivessi in albergo a Manchester!”

Mou, una confessione… molto Special: “Non so pulire, non so stirare, non so cucinare: ovvio che vivessi in albergo a Manchester!”

Quando era allenatore dello United, si è fatto un gran parlare del fatto che il portoghese continuasse a vivere in albergo, in una suite costata più di mezzo milione di euro. Ma c’erano ottimi motivi per cui il portoghese non voleva andare in una casa vera e propria…

di Redazione Il Posticipo

Si stava meglio quando si stava peggio. Un vecchio adagio, particolarmente adatto al momento attuale di Josè Mourinho. Almeno, se si parla di situazioni fuori dal campo. Il peggio, neanche a dirlo, è riferito ai tempi di Manchester. Quando era allenatore dello United, si è fatto un gran parlare del fatto che il portoghese continuasse a vivere in albergo. La sua suite al Lowry Hotel è costata più di mezzo milione di euro e quella continua permanenza, senza l’acquisto di una casa tutta sua, sembrava un segnale del fatto che lo Special One non volesse mettere radici dalle parti di Old Trafford. Una situazione che poteva essere segnale di infelicità.

LAVORI DI CASA – E invece non era così, come ha spiegato lo stesso Mou. Era più una questione di…comodità. Le sue parole, riportate dal Daily Mail, non lasciano assolutamente dubbi al riguardo. C’erano ottimi motivi per rimanere in albergo… “Sapete come sarei stato davvero infelice? Se avessi vissuto in una casa tutta mia. Avrei dovuto pulire e non voglio farlo. Avrei dovuto stirare e non sono capace. Avrei dovuto cucinare e l’unica cosa che so fare sono le uova e le salsicce. Ecco come sarei stato infelice”. Viene dunque da chiedersi cosa combini ora lo Special One nel suo appartamento di Londra, acquistato ai tempi del Chelsea e tornato più che utile ora che è l’allenatore di un altro club della capitale, il Tottenham.

APPARTAMENTO – Di certo, non avrà le comodità di cui disponeva al Lowry. “Vivevo in uno splendido appartamento, non era mica una stanza. Ed era mio, non è che dopo una settimana avrei dovuto lasciarlo, potevo stare quanto volevo. E avevo tutto, il mio televisore, i miei libri, il mio computer. Era un appartamento, avevo anche il telefono. Potevo dire ‘portatemi un caffellatte per favore’, oppure ‘non mi va di scendere per cena, portatemi su il cibo’. Se stavo guardando qualche partita o se stavo lavorando con il mio vice potevo dire ‘portateci da mangiare’. Avevo tutto. Se fossi stato da solo in una casa sarebbe stato molto più complicato. Stavo bene. Anzi, più che bene”. Il solito Mou…

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