Mou, frecciata a Guardiola: “Per alcuni allenatori il possesso palla è una questione di immagine e pubbliche relazioni”

Mou, frecciata a Guardiola: “Per alcuni allenatori il possesso palla è una questione di immagine e pubbliche relazioni”

Possesso palla e tiki-taka: un must dell’ultimo quindicennio di calcio, oppure una moda come un’altra, destinata a terminare? Mourinho spiega come la pensa al riguardo, chiamando in causa addirittura…le pubbliche relazioni.

di Redazione Il Posticipo

Possesso palla e tiki-taka: un must dell’ultimo quindicennio di calcio, oppure una moda come un’altra, destinata a terminare? Una domanda che molti si pongono da quando è iniziata l’era Guardiola, con le squadre del tecnico catalano che giocano un calcio in cui la gestione del pallone è il punto principale. Ma per una scuola che si impone ce n’è un’altra che si contrappone ed è quella del calcio forse meno spettacolare ma altrettanto vincente. E l’alfiere non può che essere Mourinho, che in un’intervista a The Coaches Voice spiega come la pensa al riguardo, chiamando in causa addirittura…le pubbliche relazioni.

IMMAGINE – Molte persone credono che la squadra con più possesso palla sia la squadra più dominante, ma questo dipende dalla forma di gioco che cerchi. E anche una squadra che non ha il pallone tra i piedi può avere il controllo del gioco”. A dimostrazione di ciò, Mou potrebbe portare le sue due Champions League. Che in fondo, sono le stesse vinte del suo grande avversario Guardiola, entrambe alla guida del Barcellona. E proprio al tecnico catalano sembra riservata una bella frecciata, neanche troppo velata… “Per alcuni allenatori, credo che questo modo di fare calcio sia più una questione di pubbliche relazioni e di immagine”. Una situazione, quindi, che costringe chi è celebre per il possesso palla a non rinnegare il proprio stile. A differenza di Mou…

ADATTARSI – Dunque, cosa conta nel calcio se non il possesso palla? Ovviamente, le reti. “La squadra che segna di più è quella che vince. E questo, per me, è il punto fondamentale del gioco”. E c’è di più. Per vincere ovunque, bisogna essere in grado di cambiare. O almeno di modellarsi sul tipo di calcio del paese dove si lavora. “Serve la flessibilità di adattarsi, anche di andare contro le proprie idee e trovare il modo migliore per ottenere risultati, basandosi sulla situazione reale del club e delle capacità della squadra”. Insomma, chi gioca solo in una maniera ha…una marcia in meno. E non sempre chi ha il pallone porta a casa il risultato. Basta vedere la bacheca dello Special One per confermarlo…

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