Motta: “Dybala sul mercato perché la Juve non dipende dai singoli. Conte è un sergente, mi ricordo quando…”

Motta: “Dybala sul mercato perché la Juve non dipende dai singoli. Conte è un sergente, mi ricordo quando…”

Al calcio deve tutto anche se non vede l’ora di cancellare la sua ultima esperienza fuori dall’Italia. L’ex juventino Marco Motta è stato deluso da un’isola del nostro Mediterraneo, ma allo stesso tempo ne cerca un’altra calcistica dove ripartire e giocare ancora, buttando magari anche un’occhiata alla sua seconda vita

di Redazione Il Posticipo

Juventus e futuro

Lei ha il rimpianto di non aver giocato nella Juve di oggi?
Sicuramente, sarebbe stata un’altra storia. La mia esperienza alla Juve è andata in un certo modo per responsabilità mie e della squadra. Nel 2010 al mio primo anno non abbiamo vinto lo scudetto e abbiamo chiuso settimi: questo ha compromesso molte cose. Però sono felice dell’uomo che sono oggi e di quello che ho fatto. So di aver ancora tanto da dare. Le esperienze all’estero mi hanno arricchito perché mi hanno insegnato a vedere il calcio in modo diverso. Fuori ci considerano dei maestri, anche se pensano che siamo restii a partire perché siamo molto legati all’Italia.

Come vede Sarri alla Juve?
Penso che sia una grande sfida per lui. Chi viene scelto per allenare la Juve ha un compito arduo perché deve ripetere quello che è stato finora e che viene dato per scontato, anche se nel calcio non è lo niente nonostante io creda che la Juve sia nettamente la squadra più forte d’Italia. Manca la Champions: Sarri deve cercare di arrivare più lontano possibile in Europa. La Juve ha giocato le finali, ma le ha perse. Penso che sia un compito affascinante, ma difficile.

Che idea si è fatto della situazione Dybala?
Negli ultimi anni la Juve ha dimostrato di poter prescindere da tutti. Il club non dipende da nessun giocatore, a parte Ronaldo in questo momento, e nemmeno da nessun allenatore. La società ha la sua filosofia e va avanti per questa strada. Fino allo scorso anno Dybala era considerato intoccabile, oggi invece la società non si fa nessun problema a pensare di venderlo. Questa filosofia ha dato risultati alla Juve negli ultimi anni. Ragionando così vendere Cancelo è possibile e anche cedere Mandzukic. Quando sento parlare della lista degli esuberi della Juve mi viene da ridere perché gli stessi giocatori sarebbero titolari in qualsiasi altra squadra.

 

L’Inter ha ceduto Nainggolan, Perisic e venderà Icardi: si vede già la mano di Conte?
Forse è l’esperimento più affascinante del calcio italiano in questo momento. Ho avuto Conte come allenatore e lo conosco: è un grandissimo motivatore, è un sergente tra virgolette. Penso che sia la persona più indicata per far ripartire un progetto: Conte ha dimostrato di saperlo fare alla Juve e al Chelsea, che era fuori dalle Coppe e non aveva vinto niente l’anno prima del suo arrivo. Lui si esalta in queste situazioni perchè sa ripartire da zero. All’Inter è  più complicato perché davanti c’è la Juve, ma penso che abbia un’ottima squadra e un ottimo allenatore. Se Conte riuscirà a compattare il gruppo e a trasmettere la sua mentalità vincente sarà un’ottima antagonista per la Juve.

C’è stato un episodio in passato in cui Conte si è dimostrato un sergente di ferro?
Lui non mollava mai nemmeno quando c’era l’allenamento durante la sosta per la Nazionale. Mi ricordo che una volta ha cancellato un giorno libero perché non gli era piaciuto il risultato di una partita. Ha delle regole e vuole che siano rispettate in tutto e per tutto. Questa è la sua linea: è giusto che ciascun allenatore segua la direzione che considera migliore per raggiungere gli obiettivi.

Dopo il ritiro le piacerebbe restare nel mondo del calcio?
Ogni tanto ci penso… Ho 33 anni e ho avuto solo tre infortuni importanti nella mia carriera, mi alleno e faccio una vita regolare quindi vorrei giocare per altri 4-5 anni. Il calcio è la mia vita da quando sono nato: ho iniziato a giocare all’Atalanta all’età di 6 anni. All’inizio mi vedo come allenatore dei giovani e poi in futuro chissà. Il calcio mi ha dato tanto ed è stato la ragione per girare il mondo e imparare tre lingue: lo devo alla mia carriera e a mia moglie che è spagnola. Il calcio mi ha fatto gioire, ma anche soffrire. Mi ha fatto conoscere tante persone poi diventate amiche. Mi piacerebbe rimanere in questo mondo.

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