Motta: “Dybala sul mercato perché la Juve non dipende dai singoli. Conte è un sergente, mi ricordo quando…”

Motta: “Dybala sul mercato perché la Juve non dipende dai singoli. Conte è un sergente, mi ricordo quando…”

Al calcio deve tutto anche se non vede l’ora di cancellare la sua ultima esperienza fuori dall’Italia. L’ex juventino Marco Motta è stato deluso da un’isola del nostro Mediterraneo, ma allo stesso tempo ne cerca un’altra calcistica dove ripartire e giocare ancora, buttando magari anche un’occhiata alla sua seconda vita

di Redazione Il Posticipo

Cipro amara

Tanta corsa e soprattutto un amore sincero nei confronti della propria professione. Marco Motta è stato uno dei volti della Juventus in piena ricostruzione tra 2010 e 2012 riportata alla vittoria da Antonio Conte. Motta conosce bene il mister e ne parla a tutto campo, lo stesso modo in cui si racconta dopo la sua ultima esperienza da dimenticare con l’Omonia Nicosia. Il terzino destro classe 1986 però non molla perché sta benissimo e non vede l’ora di dare tutto con la maglia del prossimo club che deciderà di puntare su di lui. Tornare in Italia è una possibilità, ma dal 2015 ad oggi Marco ha preso confidenza con l’estero: prima della delusione cipriota ci sono state le avventure inglesi (Watford e Charlton) e la stagione d’oro spagnola (Almeria). Avventure che gli hanno insegnato a guardare il calcio da un’altra prospettiva, magari anche in vista della sua seconda vita.

Marco, come sta?

Sto benissimo, mi sto allenando e mi sento pronto per ripartire. Sono reduce da un’esperienza poco entusiasmante a Cipro dove mi aspettavo qualcosa di diverso. La scorsa estate ho lasciato l’Almeria in Spagna dove mi trovavo benissimo: in un anno e mezzo avevo giocato 45 partite con gol e assist. Nel 2018 Angel Gomez, ex direttore sportivo dell’Espanyol, mi ha chiamato per propormi un contratto all’Omonia Nicosia, la squadra più gloriosa di Cipro che voleva ritornare a competere per il campionato e a fare le coppe. All’inizio avevo declinato la proposta perché stavo bene dove ero, poi ho deciso di accettare anche perché si trattava di una buona offerta economica. Tornassi indietro però non lo rifarei perché a Cipro ho trovato qualcosa che non avevo mai visto nella mia carriera.

 

La considera la sua esperienza più negativa?

Sì, io amo il calcio e gioco perché mi piace. Non sarò mai una persona che sceglierà un posto per stare in vacanza e prendere i soldi. A Cipro avrei potuto farlo: avevo due anni di contratto, ma ho deciso di rescindere perché non mi piaceva. Era diverso da come me lo aspettavo all’inizio: il club aveva grande disponibilità economica, ma era molto confusionario e c’erano stati continui cambi di allenatori, direttori sportivi e medici. Abbiamo chiuso al sesto posto. Il presidente vive in America e non è un uomo di calcio, non conosce l’ambiente e non sa che cosa sta succedendo nel club. Ho ancora tanta voglia di giocare a calcio. Voglio ripartire da chi vorrà offrirmi un progetto serio.

Le piacerebbe tornare in Italia?
L’Italia è casa mia, ci sono cresciuto: ho giocato per tantissimi anni in Serie A. Se ci fosse la possibilità di ritornare la accoglierei con grande piacere perché mi manca per certi versi, ma ho bisogno di qualcuno che voglia puntare su di me. Io sono pronto a dare tutto.

Come vede il calcio di oggi rispetto a quello in cui ha cominciato?
Quando ho iniziato era difficile arrivare a giocare in Serie A: il livello era molto alto, c’erano giocatori veramente forti e tante squadre importanti. Oggi la Juve la fa da padrona, quando ho iniziato a giocare era una grandissima squadra, ma c’erano anche Milan, Inter, Roma e Lazio. C’erano tanti club con un livello decisamente alto. Oggi c’è voglia di puntare sui giovani a prescindere da tutto il resto. Basta guardare come sono cambiate le valutazioni sul mercato.

Trova folli le cifre che girano oggi?
Le trovo folli tra virgolette. Oggi alcuni giocatori vengono comprati a 100, 150 milioni di euro. Ronaldo o Maradona quanto sarebbero dovuti costare allora? Purtroppo non sono paragoni possibili. Il tempo passa, il mondo cambia e bisogna adeguarsi. Un tempo se un giocatore non aveva già fatto un certo numero di presenze in Serie A o in Champions non poteva pensare di andare in Nazionale. Oggi le cose sono cambiate e mi sorprende vedere ad esempio Montolivo senza squadra dopo aver chiuso in malo modo col Milan. La stessa cosa vale per Abate e Marchisio: tanti giocatori chiudono la loro esperienza nelle grandi e poi si ritrovano svincolati per tanto tempo. 

Oggi c’è meno rispetto nei confronti di chi ha fatto una lunga carriera?
Non so se sia una questione di rispetto. Oggi il calcio è business e i giovani fanno guadagnare più soldi. Magari una società preferisce un giovane con meno qualità piuttosto che una persona più esperta perché un ragazzo è rivendibile a differenza di un giocatore più avanti con l’età. Questo ha contribuito a cambiare il livello del calcio di oggi.

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