Addio a Ray Wilkins, il Blue con la carriera velata di azzurro

È morto a 61 anni Ray Wilkins, icona del Chelsea e centrocampista di Manchester United e Milan. Una carriera, dentro e fuori dal campo, con l’Italia spesso protagonista.

di Francesco Cavallini

Non ce l’ha fatta Ray Wilkins a vincere l’ultima partita, quella più importante. Se l’è portato via a sessantuno anni il cuore, quello che aveva resistito a più di vent’anni in campo senza mai tirare indietro la gamba. E sebbene il suo soprannome, Butch, facesse pensare più a un macellaio che a un fine dicitore del pallone, l’immagine che resta nella memoria degli appassionati del centrocampista icona del Chelsea e del Manchester United è quella di un regista coi fiocchi e di un leader, in campo e fuori. Lo skipper, come chiamano il capitano dei Tre Leoni, ruolo ricoperto in dieci occasioni. Una storia, quella di Wilkins, che profuma molto d’Italia.

Esordio contro l’Italia, affermazione…in Italia

E non solo per le sue tre stagioni passate al Milan, dove arriva nel 1984 assieme a Mark Hateley. Il rapporto con il tricolore comincia addirittura nel 1976, nel più improbabile dei luoghi: gli Stati Uniti. È durante una tournée negli USA che Don Revie regala a Wilkins la prima delle sue 84 presenze in nazionale e l’avversaria di quel giorno è proprio l’Italia. Non può dunque essere un caso che proprio nel nostro paese l’inglese gioca le sue migliori partite con la maglia di Sua Maestà. L’anno è il 1980 ed è proprio Wilkins a trascinare la squadra di Ron Greenwood alla fase finale. All’Inghilterra non basta una sua splendida rete contro il Belgio per approdare alle semifinali, ma il Bel Paese non si scorda di lui.

Wilkins torna al Chelsea grazie a Vialli

Con gli scarpini ai piedi arriva il Milan, ma è una parentesi relativamente breve e senza troppe soddisfazioni. Eppure l’Italia e gli italiani continuano ad ammirare lo spirito di Wilkins e nel 1998 Gianluca Vialli, all’epoca player-manager del Chelsea, non si fa sfuggire l’occasione. Butch ha appena smesso che già trova posto su una panchina. Prima quella del Fulham, accanto all’amico di sempre Keegan, poi su quella dei suoi Blues, come assistente del tecnico italiano. Una scelta saggia quella di Vialli, che riporta a casa una leggenda ed un grande conoscitore dell’ambiente di Stamford Bridge. E quando l’azzurro viene esonerato, è quasi naturale che al suo posto arrivi Wilkins.

Le vittorie con Ancelotti

Ma non finisce qui. L’esperienza da manager non è memorabile e termina con l’addio, in cui l’Italia torna a fare capolino. Il suo sostituto è infatti Claudio Ranieri, l’ennesima sottolineatura tricolore nella carriera di Wilkins. Che però, finora, è abbastanza avara di soddisfazioni quando ha a che fare con il nostro paese. Ci vorrebbe una vittoria. Magari anche due. E un altro allenatore italiano con cui ottenerle. Come Ancelotti, assieme a cui Butch si siede nella stagione del Double di Carletto al Chelsea. Gioco, partita, incontro? No, perché anche il momento più triste, quello dell’addio, si vela di azzurro. Qualche giorno fa, alla notizia dell’infarto, il mondo Chelsea si è stretto attorno alla sua icona e a mandargli i migliori auguri è stato il tecnico dei Blues. Che con l’Italia, beh, ha molto a che fare. E che ha portato a Wilkins tutto l’amore del nostro calcio, fino all’ultimo giorno.

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