Morata e il momento nero: “Ho chiesto aiuto allo psicologo, ero totalmente fuori dal mondo, volevo lasciare il Chelsea”

Dal ritiro della nazionale, Morata racconta il suo momento più complicato. In estate, quando anche i suoi tifosi sembravano esserglisi rivoltati contro, ha rischiato di perdere tutto. Ma poi ha chiesto aiuto e ora può tornare a sorridere.

di Redazione Il Posticipo

I calciatori non sono robot. E ci sono momenti in cui il fisico non risponde agli input. Questione di testa? Nel caso di Alvaro Morata, il problema non era nei piedi, quanto in un blocco psicologico. Ebbene sì anche i calciatori hanno dei sentimenti e Morata ha raccontato il proprio passato alla ABC. E oggi si gode un presente in cui ha ritrovato serenità, voglia di giocare e…via della rete.

ALLENARE LA TESTA – “Quando un calciatore ascolta la parola ‘psicologo’ all’inizio si spaventa e si tira indietro. Ma mi sono reso conto che avevo bisogno di aiuto. Anche la testa va allenata. Per sopportare la pressione bisogna anche abituare la testa. È importantissimo nel nostro mestiere. Ero totalmente fuori da tutto, non dove dovevo essere. Avevo problemi anche con me stesso. E quando ti rendi conto di avere problemi con tutto il mondo…vai contro tutti: arbitri, avversari, tifosi… Non ero per nulla equilibrato. Non avevo voglia di andare ad allenarmi nè di giocare. E all’inizio un po’ mi vergognavo a parlare con lo psicologo e a raccontargli tutti i miei problemi…”. La dimostrazione che ha funzionato? Il fatto che lo spagnolo sia ancora al Chelsea.

ANDARSENE – “In estate mi sono detto che forse sarebbe stato meglio andarsene dal Chelsea, trovare una squadra dove le pressioni erano di meno, dove magari potevo di nuovo sentirmi felice. Improvvisamente mi sono ritrovato in un buco nero, non mi sentivo amato dai miei stessi tifosi. La gente mi incontrava per strada e mi diceva di lasciare il Chelsea. Ma siamo persone come tutti, anche se i tifosi pensano che noi calciatori non abbiamo sentimenti perchè come giocatori siamo molto considerati e ben pagati. In quel momento ho toccato il fondo, non capivo cosa accadeva. Ora però sono felice sia al Chelsea che in nazionale, anche se in campo non è un ottimo momento. Ho ricominciato a segnare, ma non sto giocando come potrei. Ma era fondamentale togliermi di torno tutta la negatività che avevo accumulato”. E alla fine tutto è bene quel che finisce…in gol.

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