Montella lascia ancora fuori Silva? I perchè di una scelta controversa

Montella lascia ancora fuori Silva? I perchè di una scelta controversa

Montella viaggia ancora verso un’esclusione eccellente. La scelta in attacco sembra premiare ancora una volta Kalinic. Contro ogni logica, tecnica e di spogliatoio.

di Redazione Il Posticipo

Montella sfida numeri, buonsenso e testa anche il limite di sopportazione dei tifosi: le reti contro l’Austria Vienna sono servite a poco. Nè Silva, né Cutrone potrebbero scendere in campo dal primo minuto contro il Torino. Qualora, e tutto sembra che si propenda verso questa ipotesi, il tecnico rossonero dovesse varare il 4-3-2-1, la scelta ricadrà su Kalinic, giudicato dal tecnico più adatto rispetto ai colleghi di reparto…

Qualche dubbio persiste

Evidentemente, la coesistenza con è Silva è difficile. E il portoghese non è esattamente il prototipo di attaccante preferito da Montella, che ha bisogno di un centravanti di manovra che si sappia muovere anche sui 30 metri e funga da regista offensivo. In questo senso, il croato ha più attitudine del portoghese che rischia, però, di diventare un caso. Impensabile non far giocare un attaccante che ha realizzato 7 gol in 10 partite da titolare a favore di un centravanti forse più adatto al gioco rossonero, ma, in fondo neanche tanto, e soprattutto fermo a quota tre reti in quasi novecento minuti giocati.

Chi deve adattarsi è Kalinic…

In questo senso, chi deve fare un passo indietro, in tutti i sensi è Kalinic. Per numeri, gol e rendimento in campo. Il croato abbina fisico e movimenti da centravanti ai piedi e alla visione di gioco di un trequartista. Si muove meglio lungo il fronte d’attacco e ha più soluzioni rispetto al collega di reparto, sdoppiandosi nel ruolo di centravanti rifinitore. Caratteristiche che, in assoluto lo avvantaggiano. Ma c’è un piccolo problema. Non segna. Ma dovendo scegliere, Montella preferisce lasciare in campo un calciatore che gli offre più soluzioni tattiche e la capacità di segnare gol in tutti i modi. Partendo da lontano, lanciandosi in profondità, scambiando con il compagno o attaccando il primo o il secondo palo. Qualità che Kalinic, però, non ha ancora mostrato in rossonero. Complice un gioco che non lo aiuta.

…che segna, ma solo in nazionale

L’ultimo gol di Kalinic (e che gol) risale alla sfida play off con la Croazia. Una rete da attaccante in piena fiducia dei propri mezzi tecnici. Un colpo che probabilmente al Milan non avrebbe provato, sia per timore dei fischi di San Siro in caso di errore, sia per mancanza di materia prima: i palloni giocabili. Quando indossa la maglia della nazionale, il croato sembra un altro calciatore. Sempre nel vivo del gioco, abile finalizzatore, punto sia di riferimento che di appoggio alla manovra. Una metamorfosi che si riassume in tre parole: schemi di gioco.

Evidentemente la Croazia, rispetto al Milan, produce una manovra più premiante per le caratteristiche del centravanti. Ma anche in questa situazione, in cui probabilmente il fiuto del gol di Silva o la freschezza di Cutrone potrebbero dire la loro, Montella sembra intenzionato a schierare Kalinic. Magari stavolta avrà ragione lui. Ma se così non fosse, squadra e pubblico potrebbero convincersi definitivamente che le cose devono cambiare. In attacco o in panchina.

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