Monchi: “Ci hanno lasciato in vita… non ci conoscono. Qui non si arrende nessuno”

Il Siviglia resiste al ciclone Haaland e resta teoricamente in corsa.

di Redazione Il Posticipo

Haaland grandissimo. Numeri da record. Mai nessuno come lui nella storia della Champions. L’uragano si abbatte sul Siviglia che si piega ma non si spezza. Dopo essere passati in vantaggio con Suso, i padroni di casa sono stati travolti dall’impatto dell’attaccante norvegese ma sono riusciti a restare in partita accorciando le distanze. Quanto basta per sperare in una qualificazione complicata ma non impossibile. In Germania servirà un mezzo miracolo. Monchi, come riportato da Movistar, ci crede ancora.

SOCIAL – Il direttore sportivo del Siviglia, al termine del match, ha espresso il proprio punto di vista sul match. Il Dortmund poteva chiudere il discorso qualificazione, ma il gol nel finale lascia un piccolo spiraglio a cui l’ex dirigente della Roma si aggrappa. “Classica partita dai due volti. Per ampi tratti il Dortmund ci è stato molto superiore, anche perché noi abbiamo commesso degli errori che non ci possiamo permettere, perdendo il pallone in uscita. Due dei tre gol del Dortmund sono stati generati da queste situazioni. Sapevamo di correre un certo tipo di rischio e lo accettiamo. Nel secondo tempo siamo stati più precisi concedendo meno palloni per le loro ripartenze e ho visto una partita giocata alla pari che mi lascia ben sperare per il futuro”.

HAALAND – Non è facile giocare contro un marziano come Haaland. Monchi non getta però la spugna. “Haaland non lo scopro certo io, ha una media di un gol a partita, oggi ha esagerato. Il Borussia però ha anche altre importanti individualità come Sancho e Emre Can. Le loro caratteristiche li portano ad essere molto aggressivi e di alzare parecchio il baricentro. Se gli si permette di prendere campo, il rischio di prendere gol è altissimo. Infatti nella ripresa, quando siamo riusciti a restare lontani dai nostri sedici metri hanno pagato qualcosa. E soprattutto hanno commesso un piccolo errore. Si sono adagiati, ci hanno lasciato vivi. Non ci conoscono. Il nostro inno dice che qui non ci si arrende mai. E noi andremo in Germania per giocarci la qualificazione con la consapevolezza della difficoltà del compito che ci aspetta e il sogno di inseguire una grandissima impresa”.

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