Mogadiscio 2018: il calcio nella ricostruzione di un Paese

di Ignazio Castellucci. Il Ministero dello Sport e la Federazione calcistica somala hanno reso noto l’arrivo di una squadra di calcio formata da atleti della diaspora somala nel mondo. Qual è il ruolo che può avere il calcio nei processi di pace, di nation-building o di pacificazione nazionale?

di Ignazio Castellucci

Il Ministero dello Sport e la Federazione calcistica somala hanno reso noto l’arrivo in Somalia, per due settimane, di una squadra di calcio formata da atleti della diaspora somala nel mondo. Il Team volerà a Mogadiscio da Londra, via Dubai, arriverà a Mogadiscio mercoledì 17 ottobre e resterà in Somalia per due settimane.

IL RUOLO DEL CALCIO – In questo periodo, oltre a partecipare a cerimonie, eventi ufficiali, pranzi e cene nel paese del Corno d’Africa, il Team incontrerà quattro squadre della Premier League somala, a partire dall’incontro di venerdì 19 con il FC Elman, cui seguiranno incontri con lo Heegan Sports Club, il Dekedda Sports Club e la squadra dell’esercito somalo Horseed Sports Club. Al di là del merito calcistico, la notizia fa riflettere sul ruolo positivo che può avere il calcio e lo sport in generale nei processi di pace, di nation-building o di pacificazione nazionale.

SPORT COME SUPERAMENTO – Un ruolo che nasce nel momento stesso in cui l’addestramento individuale o collettivo alla caccia o alla guerra diventa esercizio in vista di una competizione, come è accaduto per la prima volta in Grecia, a Olimpia, ormai quasi tremila anni fa: da allora, lo sport è la sublimazione o la sostituzione dello scontro militare, e della lotta per la vita. Attraverso lo sport non solo ciascuno incontra, conosce e supera i propri limiti e dèmoni; anche persone comunità e popoli si scontrano, si confrontano, si conoscono, forse alla fine diventano amici pur mantenendo ferme le rispettive identità e diversità.

TOURNÉE – Ben venga, allora, la tournée somala della diaspora, in cui somali provenienti da mezzo mondo contribuiranno alla pacificazione, ricostruzione e normalizzazione del loro Paese, martoriato da oltre quarant’anni di esperienze politiche tragiche e da oltre venti privo o quasi di uno Stato che ne governi il vasto territorio, controllato da signori locali o da corti sciaraitiche appena fuori Mogadiscio.  Il comunicato ufficiale del Ministero dello Sport, che parla di un team della diaspora che incontrerà “i giganti della Premier League somala”, può far bonariamente sorridere (sempre con rispetto); e va anche bene, purché faccia anche riflettere.

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