Modric si racconta, tra guerra, critiche e futuro: “Giocavo a calcio anche nei rifugi. Vorrei chiudere al Real, ma…”

Modric si racconta, tra guerra, critiche e futuro: “Giocavo a calcio anche nei rifugi. Vorrei chiudere al Real, ma…”

Luka Modric. L’unico che negli ultimi 12 anni ha interrotto il dominio di Messi e Cristiano Ronaldo nell’albo d’oro del Pallone d’Oro. Ma anche un uomo che ha vissuto la guerra, che spesso è stato sottovalutato, ma che alla fine è riuscito a diventare uno dei migliori calciatori della sua generazione.

di Redazione Il Posticipo

Luka Modric. L’unico che negli ultimi 12 anni ha interrotto il dominio di Messi e Cristiano Ronaldo nell’albo d’oro del Pallone d’Oro. Ma anche un uomo che ha vissuto la guerra, che spesso è stato sottovalutato, ma che alla fine è riuscito a diventare uno dei migliori calciatori della sua generazione. Il croato si racconta a AFP, partendo dalla sua infanzia, segnata dal conflitto nei Balcani.

GUERRA – “Il pallone era sempre con me. Anche quando andavamo al rifugio lo portavo con me e giocavo con gli amici e con chiunque altro. Il pallone per me era tutto. Ho rotto parecchi vetri in albergo o alle macchine della gente e tutti erano furiosi con me. E doveva pagare tutto mio padre, erano molti soldi. Della guerra ricordo la paura. Giocavamo a pallone e suonavano le sirene. Ma che era diventata una cosa normale”. Esperienze che di certo segnano.

CRITICHE – E che aiutano a mettere in prospettiva le critiche. “Ci sono sempre stati dubbi su di me, sulle mie qualità, sul mio modo di giocare e sul mio fisico. Dicevano che mi mancava qualcosa per arrivare al top, ma non mi ha fermato, mi ha motivato di più. La gente ti giudica senza conoscerti, sopratutto ora con i social, ma io ho smesso da parecchio di leggere le critiche. Ho le persone che mi sono vicino che mi circondano di positività. Ricordo quell’articolo per cui ero il flop dell’anno nella Liga e non è stato bello, ma credevo in me e sapevo di essere un giocatore da Real Madrid”.

FUTURO – Il ruolo, del resto, non aiuta. “La gente vede chi segna e chi fa assist, bisogna vedere le partite e ci vuole tempo per scoprire chi fa altro, come David Silva o Xavi e Iniesta. Senza giocatori così, le squadre non funzionano. Però col tempo se ne sono accorti, ho vinto il Pallone d’Oro, significa che alla fine la gente ha capito”. E il futuro? “Alla mia età non ho grandi progetti e getto. Mi manca una stagione di contratto e voglio dare tutto per vincere altri trofei. Sarebbe fantastico finire la carriera qui, ma dipende dal Real Madrid, non da me. Voglio dimostrare che posso giocare bene e se non sarà al Real cercherò altre opzioni. Voglio giocare altri anni”. Gli estimatori sono avvisati…

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