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Modric e la sua guerra: “Giocavo a calcio anche nei rifugi. Vorrei chiudere al Real”

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Luka Modric, un uomo che ha vissuto la guerra, che spesso è stato sottovalutato, ma che alla fine è riuscito a diventare uno dei migliori calciatori della sua generazione.

Redazione Il Posticipo

Luka Modric è passato alla storia del calcio moderno per aver interrotto il dominio di Messi e Cristiano Ronaldo nell’albo d’oro del Pallone d’Oro, dietro al calciatore c'è l'uomo. E un passato che lo porta a ben capire costa sta accadendo in queste drammatiche ore in Ucraina. Il centrocampista del Real Madrid ha vissuto la guerra, che spesso è stato sottovalutato, ma che alla fine è riuscito a diventare uno dei migliori calciatori della sua generazione. Il croato si è raccontato qualche tempo fa a AFP, partendo dalla sua infanzia, segnata dal conflitto nei Balcani.

GUERRA - Pallone e... sirene. Esperienze che lo hanno segnato.  “Il pallone era sempre con me. Anche quando andavamo al rifugio lo portavo con me e giocavo con gli amici e con chiunque altro. Della guerra ricordo la paura. Giocavamo a pallone e suonavano le sirene. Ma era diventata una cosa normale. Ci sono sempre stati dubbi su di me, sulle mie qualità, sul mio modo di giocare e sul mio fisico. Dicevano che mi mancava qualcosa per arrivare al top, ma non mi ha fermato, mi ha motivato di più. La gente giudica senza conoscere, ma io ho smesso da parecchio di leggere le critiche. Ho le persone che mi sono vicino che mi circondano di positività. Ricordo quell’articolo per cui ero il flop dell’anno nella Liga... mi ha fatto molto male leggerlo, poi mi ci sono abituato".

 MOSCOW, RUSSIA - JULY 15: President of Croatia, Kolinda Grabar Kitarovic greets Luka Modric of Croatia as he is presented with his runners-up medal after the 2018 FIFA World Cup Final between France and Croatia at Luzhniki Stadium on July 15, 2018 in Moscow, Russia. (Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

PROSPETTIVE - Modric riesce a rubare l'occhio in un ruolo che spesso non aiuta. “La gente vede chi segna e chi fa assist, bisogna vedere le partite e ci vuole tempo per scoprire chi fa altro, come David Silva o Xavi e Iniesta. Senza giocatori così, le squadre non funzionano. Però col tempo se ne sono accorti, ho vinto il Pallone d’Oro, significa che alla fine la gente ha capito”. E il futuro? “Alla mia età non ho grandi progetti. Voglio dare tutto per vincere altri trofei. Sarebbe fantastico finire la carriera qui, ma dipende dal Real Madrid, non solo da me".