Minacce di morte a Mike Dean, il numero uno dei fischietti inglesi è preoccupato: “Prima o poi in questo paese un arbitro verrà ucciso…”

Le minacce di morte che hanno costretto Mike Dean, il decano degli arbitri inglesi, a chiedere di non dirigere nessuna partita nel prossimo turno di Premier League sono soltanto la punta dell’iceberg. A tutti i livelli scendere in campo con la divisa da direttore di gara è un atto di coraggio. Che si potrebbe pagare caro…

di Redazione Il Posticipo

Quello dell’arbitro non è certo un mestiere semplice, ma le problematiche per i direttori di gara sembrano aumentare anzichè diminuire con il passare dei decenni. Una volta l’autorità del fischietto era pressochè sacra, ora invece in campo…succede quasi di tutto. Per non parlare di quello che avviene fuori dal terreno di gioco, tra social e vita reale. Le minacce di morte che hanno costretto Mike Dean, il decano degli arbitri inglesi, a chiedere di non dirigere nessuna partita nel prossimo turno di Premier League sono soltanto la punta dell’iceberg. A tutti i livelli, a partire dal calcio amatoriale, scendere in campo con la divisa da direttore di gara è un atto di coraggio. Che si potrebbe pagare caro.

UCCISO – A spiegarlo è Paul Field, il presidente dell’associazione degli arbitri inglesi. Intervistato da Sky Sports proprio riguardo il caso che coinvolge Dean, il numero uno dei fischietti di Sua Maestà si è detto particolarmente spaventato dalla situazione e ha espresso la sua preoccupazione per quello che potrà accadere in futuro. “Dean è una vittima, ovviamente deve pensare alla sua famiglia e al suo benessere mentale. È una cosa inaccettabile e prima o poi in questo paese un arbitro verrà ucciso. Ho avvisato le autorità calcistiche al riguardo, ho anche detto al governo che prima o poi accadrà. Un giorno avremo una conversazione riguardo un direttore di gara che ha perso la vita”. Un qualcosa di impensabile, ma che in giro per il mondo non è poi così raro.

LONDON, ENGLAND – NOVEMBER 10: Referee Mike Dean shows a yellow card to Luis Boa Morte of West Ham leading to a goal from a penalty to West Bromwich during the Barclays Premier League match between West Ham United and West Bromwich Albion at Boleyn Ground on November 10, 2010 in London, England. (Photo by Hamish Blair/Getty Images)

DETERRENTI – Ma da qui a vederlo accadere in Inghilterra, la patria del calcio, ce ne passa. E l’unico modo per evitarlo, spiega Field, è scoraggiare attraverso pene esemplari chi minaccia o usa la violenza contro i fischietti, a qualsiasi livello. “Il calcio riflette la società in cui viviamo. E i mali della società non si curano tutti con il calcio o con l’educazione. Credo che se ci fossero dei deterrenti più forti, la gente si fermerebbe e ci penserebbe un po’ prima di agire. Non è possibile che se qualcuno mette la bandierina del corner sul dischetto del rigore dell’Olympic Stadium di Londra viene bandito per dieci anni, mentre chi mette le mani addosso a un arbitro ad Hackney Marshes gioca tranquillamente la partita successiva”. Insomma, non una situazione tranquilla…

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