Milito lancia l’allarme: “Dobbiamo tornare in campo i giocatori si allenano in balcone”

L’ex Inter preferisce attendere il momento giusto e imparare più possibile sul campo. Dove ha voglia di tornare insieme ai suoi giocatori

di Redazione Il Posticipo

Milito dice no. L’ex attaccante dell’Inter del triplete ha rifiutato la presidenza del Racing. Come riportato da Olè, preferisce attendere il momento giusto e imparare più possibile sul campo. Dove ha voglia di tornare insieme ai suoi ragazzi. Il “no” è dettato anche dalla carta d’identità. “Non è un clamoroso no alla presidenza del Racing. Sono molto giovane e ho tempo per imparare. Per un ruolo del genere occorre essere ben preparati. In futuro, se si ripresenterà l’opportunità potrei pensarci, per ora  sono molto contento della funzione che sto svolgendo”.

RITORNO – Sul campo, che ama e gli manca. “Se dicessi che non siamo ansiosi di tornare, mentirei. I ragazzi vogliono avere la possibilità di sentirsi di nuovo giocatori di calcio. Credo sia assolutamente  necessario che tornino ad allenarsi e si sentano calciatori. Non possono allenarsi a casa in balcone. Penso che il ritorno del calcio sia lontano, la decisione passa attraverso la ripresa degli allenamenti. Ufficialmente non sappiamo nulla”.

RIPRESA – Dopo uno stop così lungo sarà necessario tantissimo tempo per tornare in forma. “Credo che la possibilità di avere quattro giocatori sul campo da gioco sia già molto. Avremo bisogno di almeno un mese e mezzo per giocare di nuovo, pensiamo di essere stati più di 130 giorni Con questi presupposti credo sarà molto difficile arrivare ben preparati alla Libertadores. Ci presenteremo all’appuntamento con uno svantaggio molto grande perché le squadre di altri paesi si stanno già allenando o giocano con regolarità”.

LIBERTADORES – Milito non ha comunque accantonato l’idea di giocare ed essere competitivo in Libertadores. “Per noi è un sogno. Sappiamo che possiamo competere con tutti, ormai è un obbligo da parte del club che si è abituato a giocare le competizioni internazionali. E se siamo in grado di competere, possiamo anche vincere. Di certo la Libertadores non è un’ossessione ma un sogno”.

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