Il Milan ha fatto tredici, la Lazio no

Il Milan fa tredici con il suo numero 13. Romagnoli calcia il rigore più difficile della sua vita, ma porta Gattuso in finale contro una Lazio che si arrende dopo una partita equilibrata.

di Luigi Pellicone

Il Milan fa tredici nel giorno del suo tredicesimo risultato utile consecutivo: conquista la finale alla lotteria dei rigori con il suo numero tredici, Romagnoli, che non esulta. E torna a giocarsi un trofeo. Sarà Milan-Juventus, niente male. Il Milan vince dopo 210’ tiratissimi. Sportivamente drammatici. Non belli ma intensi. Il tredici volta le spalle alla Lazio che gioca una gran bella partita, ma al tredicesimo rigore paga l’errore che risulta decisivo. Luiz Felipe, che non era deputato ad andare sul dischetto ma che ci si è ritrovato, sceglie l’esecuzione della…paura. Calcio forte e centrale, sperando che Donnarumma scelga un angolo. Operazione riuscita a metà, perché la mira è troppo alta. Il pallone vola oltre la traversa e porta con sé le speranze di giocarsi un altro trofeo con la Juventus. Ai biancocelesti più dell’onore delle armi. Purtroppo qualcuno doveva uscire.

Vince l’organizzazione e Gattuso

Un doppio 0-0 maturato dopo tre ore e mezza di calcio non può essere casuale, né dettato dalla paura di perdere. Anzi. Milan e Lazio hanno cercato di darsele sino all’ultimo minuto del supplementare. Ecco perché il vero vincitore della serata è l’organizzazione di gioco. Due squadre molto ben messe in campo. Ordinate anche nel pressing. Tanta densità, nessuna scollatura fra i reparti. Distanze, attenzione e concentrazione. La semifinale di Coppa Italia è un bignami di tattica, che premia Gattuso, ormai definitivamente liberatosi dal concetto superficiale del Milan “tutto grinta” e cuore. Ringhio alla sua squadra ha dato un’identità, un’anima e un gioco. Il Milan verticalizza, sovrappone, pressa, si accorcia. In tre parole: gioca a calcio. Il tecnico calabrese esce da trionfatore assoluto. La sua “campagna romana” è andata oltre le più rosee previsioni. Bottino pieno. E adesso, sulle ali dell’entusiasmo, il derby, per sigillare una conferma ormai richiesta a furor di popolo.

La firma di Romagnoli

Una semifinale da romanzo. Un thriller che ha un finale da psicodramma. Il killer della “sua” Lazio è Romagnoli, uno che, a giochi regolari, neanche doveva finirci sul dischetto. Il destino però si è divertito a mescolare le carte e trasformare la serie di penalty in un tresette a perdere. La gara a chi sbaglia si è trascinata sino a che non è stata chiusa da un rigore che il ragazzo non avrebbe mai voluto tirare. È un professionista però. E anche esemplare. Non esulta. Cuore in tumulto, ma anche lui è il simbolo del Milan che cambia. La versione autunno/inverno è tutta un altro vivere. A settembre, i rossoneri di Montella sono naufragati in un tempo. Atleticamente e tatticamente. A febbraio Gattuso si prende la finale di coppa. Qualcosa dovrà pur significare.

 

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