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Milan, giugno caldo tra licenza UEFA e ripianamento del debito

Di Francesco Paolo Traisci. Questo giugno per il Milan sarà un mese molto caldo. Caldo non solo per il clima, ma per i molteplici impegni dai quali dipende anche il suo futuro. E, sicuramente, quello del Milan cinese.

Francesco Paolo Traisci

"Questo giugno per il Milan sarà un mese molto caldo. Caldo non solo per il clima, ma per i molteplici impegni dai quali dipende anche il suo futuro. E, sicuramente, quello del Milan cinese. Potrà il Milan disputare la prossima Europa League per la quale si è qualificato sul campo? La strada sembra in salita e dopo l’audizione di fronte al Comitato Fair Play, le speranze di ottenere la licenza UEFA appaiono ridotte al lumicino e affidate al TAS. Sono giorni decisivi su tutti i fronti aperti: Fair Play Finanziario, ripianamento del debito con il Fondo Elliott, assetto societario, fronti diversi ma tutti collegati alla partecipazione del Milan alle prossime coppe europee.

"LICENZA UEFA - Le puntate precedenti sono note: sul fronte FPF c’è da registrare il grande pessimismo con il quale la dirigenza del Milan ha atteso l’esito del procedimento dinanzi al Comitato giudicante sul Fair Play Finanziario, di fronte al quale la società di via Turati ha impugnato il diniego di Settlement Agreement per la concessione della Licenza UEFA, che avrebbe consentito ai rossoneri di partecipare alla prossima Europa League per la quale si sono qualificati sul campo alla fine di una tribolata stagione. E questo rifiuto significa che non ci sarà la possibilità di patteggiare una sanzione per la concessione della Licenza. Per questo, dando per scontato l’esito negativo della pronuncia del Comitato giudicante, il Milan da tempo sta affilando le armi e preparando il ricorso al TAS, giudice di ultima istanza per simili controversie.

"LE ORIGINI DEL NO - Il diniego della Licenza però, come spiegato in più di un’occasione, ha radici lontane e non può sorprendere nessuno. Già al momento dell’acquisto da parte di Mr. Li, fu presentato un Voluntary Agreement per capire se il progetto cinese sarebbe stato conforme ai canoni imposti dal FPF e se con le risorse prospettate nel piano il debito del Milan sarebbe rientrato nei limiti imposti. Voluntary Agreement rigettato per la mancanza di certezza in alcune voci dei ricavi. Ed allora via ad una campagna acquisti faraonica, con investimenti in grado di garantire la qualificazione nell’Europa che conta, ossia per la Champions League, con ricavi e premi in grado di ripianare in parte il debito. La mancata qualificazione alla Champions League ha però vanificato in parte questo progetto, lasciando al club rossonero solo gli assai meno ricchi proventi dell’Europa minore. Ed allora come colmare il buco creatosi e tamponare la crescita degli ulteriori debiti derivanti dal finanziamento che Mr. Li aveva ottenuto dal Fondo Elliott per acquistare la società rossonera?

"CONTINUITÁ AZIENDALE - Il vero problema, oltre al bilancio sempre in rosso (quello che sarà chiuso il 30 giugno annuncia un passivo di circa 75 milioni) è sempre lo stesso: quello della cosiddetta continuità aziendale. Chi e soprattutto come si farà fronte ai debiti? È questo ciò che ha sempre preoccupato l’UEFA! E per questo il caso del Milan è diverso da tutti gli altri casi di FPF. Diverso soprattutto dal caso del Paris Saint Germain, in cui per far fronte ai debiti c’è comunque il portafoglio del suo Emiro! Il club parigino avrebbe evitato sanzioni più gravi (blocchi al mercato in entrata o addirittura mancata concessione della Licenza UEFA), patteggiando semplicemente un obbligo di ricavare dai 40 ai 60 milioni di euro prima della fine del mese attraverso la vendita di alcuni giocatori (fra i maggiori indiziati Di Maria, a patto che il mondiale suo e dell’Argentina riescano a non farne crollare il prezzo!), relativamente ai bilanci del trienni 2015-2016-2017, rinviando ogni indagine sugli acquisti di Neymar e di Mbappé al prossimo anno finanziario.

"TEBAS - Troppo poco per Javier Tebas, massimo esponente della Liga (e quindi, evidentemente, di parte, avendo dato lui inizio all’indagine con la sua denuncia in seguito alla vicenda Neymar, il cui acquisto dai parte dei parigino con l’utilizzo della clausola rescissoria non è andato giù agli spagnoli), secondo il quale il trattamento particolarmente tenero nei confronti del club parigino avrebbe di fatto sancito la fine (morte, nelle parole dello spagnolo riportate dall’Equipe) del Fair Play Finanziario. Al PSG è stato concesso il Settlement Agreement mentre al Milan no. Due pesi e due misure? Fino ad un certo punto...

"SERVONO GARANZIE - Quello che preoccupa i vertici dell’UEFA nel caso del Milan è l’incertezza del futuro societario, la mancanza di apparente linearità del comportamento del suo socio di maggioranza, la cosiddetta “continuità aziendale”, visto che il massimo organismo calcistico europeo vuole delle garanzie maggiori rispetto a quelle presentate dal club rossonero negli incontri precedenti, e, soprattutto, anche senza dirlo apertamente, il curriculum di Mr. Li. È vero che Eliot ha sempre dimostrato la volontà di poter subentrare nel controllo della società in caso Yonghong Li non riuscisse a rispettare tutti gli impegni, ma si tratterebbe, come abbiamo spiegato in passato, di una soluzione provvisoria fino al momento in cui non venga trovato un nuovo padrone. E che all’UEFA non ritengono comunque soddisfacente.     

"INCERTEZZA - La partita è aperta su tutti i fronti: tutto si giocherà da qui a fine giugno. Sono due settimane che sembrano mesi: Fair Play Finanziario, aumento di capitale, ricerca di un nuovo socio.  Il Milan si gioca tantissimo nei prossimi quindici giorni. “Saranno decisivi sotto ogni aspetto”, scrive La Gazzetta dello Sport. Ed i tifosi sono in ansia: in gioco c’è il futuro stesso del club rossonero…