Gattuso, dall’effetto simpatia alla candidatura per la Champions

Di Maurizio Compagnoni. Se il Milan dovesse uscire dalle prossime due giornate con uno svantaggio ridotto sul quarto posto sognare una clamorosa rimonta non sarebbe fantacalcio. Ed è merito del tecnico.

di Maurizio Compagnoni

Rino Gattuso era stato accolto con simpatia, ma anche con malcelato scetticismo. I tifosi vedevano in lui un simbolo del Milan di Ancelotti, un guerriero, ma non certo l’allenatore in grado di far uscire la squadra dal tunnel. Un umile traghettatore che mai sarebbe riuscito a dare un senso alla stagione del Milan. E invece Gattuso ha spiazzato tutti, dopo un avvio difficile, con la beffa di Benevento che avrebbe potuto far precipitare ulteriormente una situazione già di per se difficile. Lo stesso Ancelotti, che per Gattuso nutre profondo affetto, ha detto di recente che mai avrebbe potuto immaginare che il suo ex allievo avrebbe fatto ripartire in così breve tempo il Milan.

Gattuso ha dato una identità alla squadra, spazzando via le incertezze della gestione Montella. Il suo predecessore era finito in una spirale di cambi di formazione e sistema di gioco che avevano mandato in confusione l’intera rosa. Gattuso ha cercato di restituire certezze. Ha scelto il 4-3-3 e undici titolari. Il primo obiettivo era quello di restituire compattezza, di ricreare una identità. Poi nell’ultimo mese ha iniziato a lavorare sul gioco. E sta stupendo per la rapidità dei miglioramenti. La partita con la Sampdoria ha rivelato una squadra brillante, con concetti di gioco a tratti esaltanti. Soprattutto sugli esterni dove le due catene (Suso-Calabria a destra e Calhanoglu-Rodriguez a sinistra) funzionano. E quando una squadra gira, anche i giocatori in difficoltà come di incanto rinascono: non solo Calhanoglu ma anche Bonucci e Biglia, Montolivo e Bonaventura, tornato il centrocampista ammirato nelle ultime stagioni. E – udite, udite – potrebbe a breve imporsi Andrè Silva. Lo spezzone finale contro la Sampdoria ha rivelato la miglior versione stagionale del portoghese. E la sponda di testa, da terra, è stata semplicemente geniale.

Il Milan ha un ritardo di sette punti dall’Inter, a meno di due settimane dal derby; e di otto punti dalla Lazio che occupa il quarto posto. L’obiettivo Champions League è complicato ma solo il fatto di poter iniziare a fare dei calcoli è un piccolo traguardo raggiunto, considerando la piega che aveva preso a fine autunno la stagione rossonera. Che il Milan possa centrare il quarto posto è dura, però attenzione alle due giornate in arrivo. Per i rossoneri ci sono due gare complicate: la Roma in trasferta e il derby. La Lazio il tre marzo avrà la Juve in casa. Se il Milan dovesse uscire da queste due giornate con uno svantaggio ridotto sul quarto posto, diciamo intorno ai sei punti, sognare una clamorosa rimonta non sarebbe fantacalcio.

Di sicuro c’è l’immagine di una squadra compatta, reattiva, ora anche brillante. Una trasformazione quasi sbalorditiva che, Champions League a parte, autorizza credere che il Milan stia gettando le basi per il futuro. E con una certezza in più: l’allenatore. Perché, se Gattuso dovesse finire bene il campionato, rinunciare a chi ha avviato la rinascita rossonera avrebbe dell’autolesionismo puro.

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