Il pagellone di fine anno: Milan, un 2017 da archiviare in fretta

Mandiamo in archivio il 2017 con le pagelle dell’anno di calcio che sta terminando. Il Milan chiude un 2017 amarissimo. Una squadra costruita male e gestita anche peggio. In vista una nuova rivoluzione. Che fa rima con rifondazione.

di Redazione Il Posticipo

Il Milan non dimenticherà facilmente quest’anno. Un 2017 che lascia in eredità una situazione che definire complicata è un eufemismo. Pochissimi da promuovere. Il 31 dicembre si porta via un anno di illusioni più che di rimpianti. Restano ancora le Coppe per salvare una stagione nata con auspici profondamente diversi.

10 – Nessuno

Non c’è un solo componente del Milan che meriti il massimo dei voti. Molto semplicemente, non vi sono i presupposti per individuare chi meriti un plauso a scena aperta.

9 – I tifosi

La pazienza ha un limite e quello dei tifosi del Milan è stato ampiamente messo alla prova. Il nove alla capcità di sopportare, nel bene e nel male, una stagione sinora schizofrenica. Resta negli occhi l’atto d’amore ad agosto, uno stadio pieno per una partita di Europa League.

8 – Il derby di dicembre

Quando tutto sembrava andare a rotoli, il Milan di Gattuso ha trovato una risorsa e una risposta insperata. Superare l’Inter e accedere alla semifinale di Coppa Italia è una iniezione di fiducia importante per una squadra che ha bisogno di fiducia e autostima per il 2018.

7  – Rino “Ringhio” Gattuso

Avvio da brividi. Primo punto regalato al Benevento, poi la sconfitta in Europa League. Un colpo di reni in campionato, poi si spegne la luce. Sconfitte terribili con Verona e Atalanta. Quando tutto sembra da buttare, arriva la vittoria di volontà. Non sarà bello, nè tecnico questo Milan. Ma ha una grande forza di volontà. Proprio come chi lo guida.

6 – Vincenzo Montella

Tutto sommato non era (solo) colpa sua. Ha riportato la squadra in Europa ed è un merito. Poi, però, si è perso, incartandosi nelle sue stesse scelte. L’andamento del Milan dopo il suo esonero non è migliorato come auspicato. Ha fatto un favore alla dirigenza, accettando l’offerta del Siviglia e liberandola dal contratto.

5 – L’attacco rossonero

60 milioni per un attacco sterile. Giunti fra squilli di tromba, Kalinic e Silva hanno profondamente deluso le aspettative. Non si integrano nè hanno trovato una squadra capace di sostenerli. E adesso si ritrovano (almeno uno dei due) come esuberi in un modulo che premia una sola punta.

4 – M’baye Niang

Un altro giocatore che dovrebbe pensare più a gestirsi che a farsi gestire. Ha incrociato anche lui le…gambe non presentandosi agli allenamenti e aggiungendosi alla moda dell’estate. Fra dispetti e musi lunghi, ha scelto il Torino perchè Mosca era fredda e lontana. E non sembra che gli abbia giovato…

3 – Il mercato

Alla fine la sontuosa campagna acquisti, al netto degli entusiasmi, non è così importante. 234 milioni per ritrovarsi con una squadra corta in tutti i reparti. E se i pilasti su cui si regge il Milan sono ancora Suso, Bonaventura, Romangoli e un Cutrone che ci si è ritrovati in casa, è segno che qualcosa non ha funzionato.

2 – La gestione del caso Donnarumma

Il Milan ha già abbastanza problemi di suo. E la gestione del caso Donnarumma – Bis è peggio di quanto accaduto la scorsa estate. Difficile stabilire dove sia esattamente la verità, in fondo, in quella stanza non c’era nessuno. E comunque i panni sporchi si lavano in famiglia.

1 – Il B&B rossonero

B&B non per Bed and Breakfast, ma per Bonucci e Biglia. I due simboli, sinora, del fallimento del mercato rossonero. Acquistati come leader, si sono ritrovati a essere più dannosi che decisivi. Irriconoscibili.

0 – La grande illusione

Il Milan è stato uno dei più grandi flop della stagione. E per molti versi, annunciato. Troppi ricambi, sin dalle prime giornate. Spingere mediaticamente, una squadra che sin dalle prime giornate ha mostrato crepe profonde significa illudere la gente. Questo Milan difficilmente vincerà qualcosa. Meglio pensare alla rifondazione.

 

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