Segno, dunque festeggio – 5 esultanze storiche della Serie A

Come si esulta dopo un gol? Ognuno di noi, dal calciatore di Serie A al gruppo del calcetto del martedì sera, ha la sua opinione al riguardo. E ormai le esultanze sono parte integrale dello spettacolo del calcio.

di Redazione Il Posticipo

Come si esulta dopo un gol? Ognuno di noi, dal calciatore di Serie A al gruppo del calcetto del martedì sera, ha la sua opinione al riguardo. C’è chi si fa ispirare dai propri campioni preferiti, chi si limita al classico pugno chiuso con tanto di saltino e poi c’è chi non sa veramente cosa fare. Come Mattia De Sciglio, che probabilmente a segnare non ci aveva neanche mai pensato, al punto da rimanere interdetto dopo il gol realizzato contro il Crotone. Il fatto è che ormai le esultanze sono parte integrale dello spettacolo del calcio e lo sono diventate a partire dagli anni Ottanta, quando la spettacolarizzazione del prodotto football e la copertura televisiva hanno trasformato ogni festeggiamento in fonte di ispirazione per chi getta la palla in rete…

La maglia di Pruzzo…

In principio fu “Bomber” Roberto Pruzzo, che nel 1986 dopo una rete contro la Juventus si toglie la maglia, accompagnando all’entusiasmo un movimento a rotearla, oltre a una discutibile canottiera bianca. Un gesto rimasto iconico nel calcio italiano, al punto che è stato imitato da innumerevoli marcatori nel corso degli anni. Proprio per questo, forse, il regolamento ora prevede che chiunque si tolga la maglia da gioco (o mostri una maglia celebrativa sotto di essa) è passibile di ammonizione. Ma c’è stato qualcuno che ha cercato di bypassare la regola, indossando ben due divise da gioco. Idea comunque poco apprezzata dagli inflessibili direttori di gara.

…e quella di Ravanelli

A proposito di maglie, c’è stato anche chi iniziava a toglierla, per poi metterla davanti al viso e cominciare a correre alla cieca. Detto così sembra un’idea assurda, ma il modo di esultare di Fabrizio Ravanelli ha fatto scuola negli anni Novanta, quando un numero più o meno infinito di calciatori, giovani o meno giovani, ha cominciato a imitare Penna Bianca, con il concreto rischio di schiantarsi contro qualcuno degli altri giocatori in campo o, peggio ancora, contro le recinzioni. Anche qui però il regolamento ha ormai tolto il divertimento, perchè anche non togliere la maglia ma sollevarla un po’ troppo dà luogo ad un fastidioso cartellino giallo.

Rome, 22-05-1996, Champions League finale Ajax – Juventus
Juventus spits Ravanelli viert op zijn eigen manier zijn 1-0 doelpunt tegen Ajax. Juventus zou uiteindelijk de wedstrijd winnen.
Foto: Sportbeeld/Pim Ras
winnen, vreugde, emotie, juigen

Il trenino del Bari

Ok festeggiare da soli, ma esultare tutti assieme dà decisamente più gusto, come dimostra la celebre esultanza collettiva del Bari versione 1994-95. Ad importarla nel Bel Paese è il colombiano Miguel Angel Guerrero, che già si cimentava nel famosissimo trenino in patria. E quel modo scanzonato di celebrare le reti dei pugliesi è un po’ la fotografia di quel Bari, che grazie alle reti di Tovalieri (17) e Protti (7) conquista una tranquilla e meritatissima salvezza, facendo divertire il pubblico del San Nicola, ma anche, incredibilmente chiunque subisse una rete dai biancorossi. Perchè in fondo il trenino in quella stagione entrò nei cuori di tutte le tifoserie italiane.

Moriero e Ronaldo

Com’è che si dice? Non essere degno neanche di allacciare gli scarpini a un campione? Beh, Checco Moriero ha portato l’umiltà ai massimi livelli e le calzature di Ronaldo (il Fenomeno) non le ha allacciate, ma addirittura fingeva di lucidarle dopo ogni gol, come uno Sciuscià d’altri tempi. Tanta era la devozione del leccese e di tutta l’Inter verso il brasiliano, i cui piedi sembravano poter portare i nerazzurri allo Scudetto dopo un digiuno lungo una decina di anni. Alla fine nella bacheca della Pinetina arriva solamente (si fa per dire) la Coppa UEFA 1998, ma nel cuore di Moriero (e dei tifosi di tutta Italia) restano le spettacolari giocate di Ronaldo. E, ovviamente, anche la divertente esultanza della strana coppia.

L’aeroplanino di Montella

Allacciate le cinture, perchè con Vincenzino si vola. Montella, oltre che per la prolificità sotto porta, è particolarmente famoso non solo in Italia per la sua caratteristica esultanza, quella dell’aeroplanino, al punto che chiaramente è diventato il suo soprannome. Il gesto nasce a Genova, nell’unica annata del bomber di Pomigliano d’Arco in rossoblù e viene riproposto in tutte le tappe successive della sua carriera, dalla Samp, in cui si afferma, alla Roma, con cui diventa campione d’Italia. L’aeroplanino è talmente celebre che qualche anno fa l’esultanza di Montella ha vinto un sondaggio proposto dal Daily Mirror come miglior festeggiamento di sempre, superando addirittura esultanze iconiche del football di Sua Maestà. E quindi è proprio il caso di dire che Vincenzino, almeno in campo, vola decisamente più in alto di tutti.

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