Michael Ballack sfida Sarri: “Vuole vincere disperatamente, ma per i trofei non basta, ci vuole altro…”

L’ex centrocampista del Chelsea e della nazionale tedesca, Michael Ballack redige il primo bilancio dei Blues di Sarri. Il tecnico? Alla ricerca “disperata” di un trofeo.

di Redazione Il Posticipo

Si parla ancora di Maurizio Sarri come dell’ex impiegato. Non che questo gli pesi, tanto che in più di un’occasione ha dichiarato di essere fiero di aver lavorato come un ‘comune mortale’ e di avere ora la fortuna di vivere facendo qualcosa che avrebbe (e ha) fatto anche gratuitamente. Il grande ex Michael Ballack ha parlato del suo calcio e ha evidenziato le differenze con quello che ha giocato ai tempi di Mourinho e Ancelotti. Ecco cosa manca.

LE PREMESSE –Vedo che anche i tifosi si stanno godendo questo calcio perché è più offensivo e di prima ma non so se portare una squadra oltre il seminato o effettivamente vincere sia un problema per Sarri”. Così comincia l’intervista con il Daily Star l’ex perno della Mannschaft che ha portato il Chelsea ai vertici del calcio europeo spiegando, comunque, che è evidente che la squadra ha un rapporto migliore con l’ex Napoli rispetto a quello che aveva con Conte, il che si riflette sui risultati. “È chiaro che Sarri sia sicuro di sé e felice dell’opportunità che ha al Chelsea”. Sono abbastanza sicuro, per quello che ho visto finora, che ha una voglia disperata di titoli, che sia la Premier League o la Champions League nei prossimi anni”. Solo che Ballack crede che quest’anno, i Blues non debbano puntare soltanto all’Europa League.

LA SQUADRA – Sempre sul Sun compaiono delle dichiarazioni di Ballack ma stavolta riguardano più la squadra vista nel suo insieme. “Quando sono arrivato al Chelsea nel 2006 sono approdato in una squadra forte che giocava insieme da un certo numero di anni”. La squadra di oggi è piuttosto differente: “Oggi vedo un Chelsea più tecnico ma se vogliono arrivare al top di nuovo ci sono delle piccole cose da migliorare: la chiave è la mentalità. Non puoi vincere senza leader, senza qualcuno che abbia quel sentimento, che vive per lo scopo per portare nel gruppo quella mentalità. La mentalità vincente è vitale per avere successo e alzare il trofeo. Hanno dei giocatori che giocano lì da qualche anno come David Luiz che ora dovrebbero assumere un ruolo di guida”.

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