Le pazzesche statistiche di Leo Messi: vincere è una passeggiata

Le statistiche della sfida del Bernabeu contro il Real Madrid mostrano che la Pulce ha passato l’83% del suo tempo… passeggiando per il campo. E nonostante questo, sono arrivati per lui un gol ed un assist.

di Redazione Il Posticipo

Per descrivere un qualcosa che risulta naturale si usa spesso l’espressione “facile come camminare“. E pare proprio che per Leo Messi vincere il Clasico (oppure la Champions League) sia davvero molto semplice. Le statistiche della sfida del Bernabeu contro il Real Madrid mostrano che la Pulce ha passato l’83% del suo tempo… passeggiando per il campo, limitando le accelerazioni verso la porta di Navas a neanche un quinto di gara. L’argentino è quindi stato poco protagonista della partita? Assolutamente no, dato che hai realizzato una rete e ha fornito un assist per la marcatura di Vidal. E non parliamo neanche di una novità assoluta per Messi: anche nella stagione della Champions vinta contro la Juventus, il numero 10 del Barcellona era stato il calciatore che in media aveva corso meno durante la fase a eliminazione diretta.

Non correre tanto, ma correre bene

L’importante non è correre tanto, ma correre bene. Parole che a Barcellona sono impresse a fuoco nella mentalità del club. Questo modo di intendere il calcio è stato lasciato in eredità ai catalani dagli anni di Johann Cruijff, che non è mai stato un fautore del calcio fisico e fatto di corsa, ma dei corretti movimenti in campo per permettere ai membri della squadra di trovarsi senza difficoltà. Mai pallone troppo addosso o troppo in profondità, ma sempre sulla corsa, per minimizzare la necessità di chi riceve il passaggio di dover accelerare o tornare indietro. Passaggi corti, una intricata ragnatela che ora prende il nome di tiki-taka, che permette alla squadra di mantenere il possesso del pallone. Perché, citando un altro gigante del calcio mondiale come Nils Liedholm, se la palla ce l’abbiamo noi loro non possono segnare.

Poche accelerazioni, ma tutte decisive

E Leo Messi sembra essersi adattato particolarmente bene alla filosofia di gioco del Barcellona. Chi corre di più è ovviamente il pallone, che per definizione non suda di certo. Poi arrivano tutti gli altri compagni di squadra, compreso il portiere, poi in classifica c’è la Pulce. Che tra l’altro nel corso degli anni ha cominciato a correre sempre meno. Usura fisica? Macché, scelta ben ponderata da parte del cinque volte Pallone d’Oro. Che a volte sembra quasi passeggiare per il campo con aria apatica, come se stesse osservando uno spettacolo non di suo gradimento. Salvo poi piazzare quelle quattro-cinque accelerazioni micidiali nel corso di una partita, che si trasformano quasi sempre nelle azioni che tolgono le castagne dal fuoco alla squadra di Valverde. Escluso l’83% e spiccioli di passeggiata, nelle statistiche della prestazione di Messi nella partita contro il Real Madrid c’è un restante 10% di corsetta leggera, circa il 5% di corsa e solamente poco più dell’1% di accelerazioni. A vedere il tabellino del Clasico, esattamente quelle che servivano.

Come si marca Messi? Mistero…

Questo galleggiare a bassa velocità per la trequarti avversaria è forse anche uno dei maggiori segreti dell’imprevedibilità di Messi. Applicare su di lui una ferrea marcatura a uomo, come ha fatto Zidane mettendo Kovacic sulle tracce dell’argentino, rischia di essere totalmente inutile, dato che il numero 10 del Barcellona è tranquillamente in grado di scrollarsi di dosso la marcatura di chiunque con un primo controllo a seguire e un’accelerazione supersonica. Ma anche cercare di limitarlo con la zona o, peggio ancora, con il pressing significa lasciare il fianco scoperto all’inserimento dei compagni di squadra, che spesso e volentieri sfruttano le percussioni del loro capitano per trovare spazi inimmaginabili. Spazi in cui, ovviamente, Messi riesce a spedire il pallone con una decisione che ha dell’impossibile, trasformando ogni accelerazione in una potenziale occasione da rete. Per lui in stagione già 19 gol e otto assist. Il tutto quasi camminando. Perché in fondo, sempre citando il profeta del gol non serve a molto corre, dato che il calcio è uno sport che si gioca con il cervello.

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